Loretta Emiri,  scrittrice e indigenista, ci ha inviato due testi riguardanti il Brasile moderno e la comunità indigena Yanomami.

VILA DOS IDOSOS a San Paolo del Brasile – esperimenti di vita condivisa

Si trova nel rione del Pari, nella città di San Paolo del Brasile, e si inganna chi pensa sia una casa di riposo. È semplicemente un tranquillo centro di convivenza per persone della terza età. Finalità dell’iniziativa è quella di offrire qualità di vita e serenità a coloro che vi abitano. Chiamato Villaggio degli Anziani, vanta più di ottomila metri quadrati di area costruita. Può essere considerato il primo progetto di locazione sociale per anziani sostenuto dal Comune di San Paolo.

Il villaggio è stato inaugurato il 19 agosto del 2007, dopo 12 anni di lotta di anziani, professionisti ed enti che si pronunciavano a favore della creazione di residenze specifiche per gli anziani. Attualmente gli abitanti sono 175 distribuiti in 145 unità, di cui 90 sono monolocali e 55 gli appartamenti con camera, sala, cucina e bagno. Neide Duque Silva è una delle più importanti leader del Movimento degli Affittuari di San Paolo ed è stata lei che più ha lottato per la creazione del villaggio, in cui abita fin da quando è stato inaugurato. I requisiti richiesti per entrare a farne parte sono: l’iscrizione alla Compagnia di Abitazione Popolare del Brasile, aver compiuto 60 anni, contare su una rendita mensile di almeno tre salari minimi. Chi vive nel villaggio paga affitto e condominio con valori minori rispetto a quelli di mercato, anzi l’affitto è calcolato in base al valore della pensione percepita e alle necessità dell’anziano.

Avendo vissuto per diciotto anni nell’Amazzonia brasiliana sempre lavorando con e per gli indios, essendomi anche naturalizzata brasiliana per poter dire che sono latinoamericana per scelta, seguo con molto interesse tutto ciò che riguarda il Brasile. Ho curato la traduzione e l’adattamento di questa notizia con l’intuito di alimentare la riflessione intorno a un’idea che mi accompagna da tempo: trascorrere gli ultimi anni di vita accanto a persone care, amiche, sensibili, con cui condividere sì la solitudine e le difficoltà della vecchiaia, ma anche la saggezza e creatività che essa può ancora portare con sé. L’esempio brasiliano è stato realizzato attraverso enti pubblici, così che la selezione di chi vive nel villaggio è determinata da criteri economico-burocratici. Nel mio villaggio ideale, invece, ma potrebbe anche essere un condominio, vorrei vivessero persone che hanno valori e passioni in comune, fortemente unite tra di loro da affinità elettive.

 

SVEGLIANDOSI IN UNA MALOCA YANOMAMI*

Discretamente, i primi raggi di luce penetrano nella maloca addormentata. Silenziosamente, i cacciatori con arco, due o tre frecce e coltello vanno incontro alla foresta e all’abbondante cacciagione. In tono basso cominciano le conversazioni, per non incomodare chi dorme ancora. Un uomo, lentamente e con zelo, spazza il pavimento, mentre la moglie scalda il cibo che è avanzato dalla cena. Qualcuno mangia. Qualcuno dolcemente nell’amaca si dondola. Una donna, seduta per terra, grattugia manioca già sbucciata e lavata. La vicina, tenendo il cestino fra le cosce, spreme manioca grattugiata. Un’altra, seduta nell’amaca, sventola il fuoco e cucina focacce su una piastra di metallo. Alcune donne escono per andare a raccogliere qualcosa nel campo: il figlio più piccolo in braccio; un altro figlioletto seduto sul cesto che pende sulle spalle e che sostengono attraverso una fascia di corteccia appoggiata sulla testa; i figli più grandi alle loro spalle, uno dietro l’altro, in fila. Alcuni scapoli e giovani uomini decidono di tagliarsi i capelli; pazientemente, uno di loro taglia i capelli a tutti, fra battute e risate allegre. Gli scapoli si riuniscono poi nel luogo dove alcuni di loro stanno abitando e, seduti o dondolandosi sulle amache, si dipingono, si pettinano, si specchiano, lanciando ogni tanto un’esclamazione di allegria, amabilmente conversando fra di loro. All’improvviso, il grido di qualcuno avverte il gruppo del pericolo: “un colibrì è entrato nella maloca!”; è un vero grido di guerra: uomini, donne e bambini si armano di pali, scope, archi e frecce senza punte; nell’animazione crescente, perseguitano lo spaventato malcapitato e, inutilmente, cercano di scacciarlo; la guerra dura circa venti minuti; quando, infine, il colibrì raggiunge una delle porte della maloca e vola lontano, i guerrieri raggiungono le amache e, sudati, stanchi morti, senza fiato, implorano il giusto riposo.

Una donna, sdraiata nell’amaca a pancia in sotto, modella conchiglie sfregandole su di una pietra incassata al suolo; con esse abbellirà il suo tanga e quelli delle figliolette. Un uomo torna dal campo con foglie di agave; legando una estremità a un palo, con strattoni sicuri e rapidi le sfila; colloca poi le fibre vicino al fuoco, in alto, a seccare. La più vecchia del gruppo parla con la scimmietta addomesticata, mentre le lega una banana al palo su cui l’animaletto corre e si dondola il giorno intero. Un rumore che viene da lontano annuncia che la pioggia sta arrivando. Essa irrompe nel cortile interno della maloca dalla grande apertura del tetto. È l’occasione che fa fare ai bambini il gioco più animato e divertente: si rotolano per terra ed emergono infangati, corrono sotto la pioggia, che rapidamente li lava, e di nuovo si buttano nel fango, felici, contenti, ridendo, cantando. C’è una donna che fila cotone. Un’altra, con fibra vegetale e mani agili, prepara un cestino che userà come piatto, per depositare cibo. Qualcuno sta tornando dalla raccolta nella foresta e dalla caccia. Grida di gioia accolgono le persone e i loro carichi. Voci mormorano “è tapiro!”, “è frutta!”, “è miele!”. Le donne che vogliono mangiare tapiro e le parenti di coloro che a loro volta vogliono mangiarne, si siedono vicino al luogo dove la carne viene spezzata, per avere, ognuna, diritto a un pezzo. Chi ha raccolto frutta o miele prepara varie porzioni e le distribuisce a parenti e ospiti. Quando il giorno già sta per finire, un gruppo di donne va verso il campo per raccogliere legna; tornano cariche fino all’inverosimile; gettato a terra il pesantissimo cesto, alimentano i fuochi o li accendono andando a prendere un tizzone dal fuoco più vicino.

Quando già è buio, tutti sdraiati, i fuochi accesi, mentre qualcuno ancora mangia, iniziano le conversazioni: si commentano i fatti del giorno, ridendo di tutto ciò che di buffo è successo o si è detto; si programma l’indomani. Uno parla, l’altro ascolta, un altro interviene, la donna suggerisce al marito ciò che deve dire: ore di tenerezza e distensione. Quando la conversazione muore e il sonno comincia ad arrivare, lasciando così agli altri la libertà di ascoltare o no, uno degli anziani fa un lungo discorso: dà indicazioni, suggerimenti e informazioni; trasmette così ai più giovani le sue conoscenze, la sua saggezza, la sua filosofia, che già furono degli antenati. Quando tutto è silenzio, quando guardo verso la grande apertura del tetto e stelle brillanti contemplo, solo io bianca in mezzo ai rossi amici pagani, lontana da quelli che parlano di Dio, posso persino udire la voce di Dio.

nota: Maloca: grande casa comunitaria o villaggio indigeno.

* Già pubblicato in libri e riviste, questo racconto è entrato a far parte della raccolta A passo di tartaruga – Storie di una latinoamericana per scelta, Collana Incroci, Edizioni Arcoiris, Salerno, 2016.

** Loretta Emiri è nata in Umbria nel 1947. Nel 1977 si è stabilita in Roraima (Brasile) dove ha vissuto per anni con gli indios Yanomami. In seguito, organizzando corsi e incontri per maestri indigeni, ha avuto contatti con varie etnie e i loro leader. Ha pubblicato il Dicionário Yãnomamè-Português, il libro etno-fotografico Yanomami para brasileiro ver, la raccolta poetica Mulher entre três culturas, i libri di racconti Amazzonia portatile, Amazzone in tempo reale (premio speciale della giuria per la Saggistica, del Premio Franz Kafka Italia 2013) e A passo di tartaruga – Storie di una latinoamericana per scelta, il romanzo breve Quando le amazzoni diventano nonne. È anche autrice dell’inedito Romanzo indigenista, mentre del libro Se si riesce a sopravvivere a questa guerra non si muore più, anch’esso inedito, è la curatrice. Suoi testi appaiono in blogs e riviste on-line, tra cui Sagarana, AMAZZONIA – fratelli indios, La macchina sognante, Fili d’aquilone, El ghibli, I giorni e le notti, La bottega del Barbieri, Pressenza, Euterpe.