Gli Incontri residenziali di poesia e letteratura a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia sono organizzati dalla Rivista e Associazione culturale Almanacco del Ramo d’Oro e Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico in collaborazione con Società italiana delle letterate, Vita Activa editoria, Casa internazionale delle Donne Trieste, LeggereDonna Espansioni. Riportiamo qui una testimonianza della giornalista e scrittrice Licia Ugo, sull’edizione 2017 delle Residenze Estive. Di seguito, un’intervista alla curatrice, Gabriella Musetti, realizzata nel 2015 da Tiziana Colusso.

 Le Residenze Estive di Duino, Trieste (Friuli Venezia Giulia) del 2017 si sono appena concluse, e già si vorrebbe sapere il programma del prossimo anno, per poter leggere e studiare i nuovi temi che verranno proposti, tanto è stato interessante ques’anno il confronto e lo scambio con poeti/e scrittrici, scrittori, letture, seminari e video.
La residenzialità “aperta” degli ospiti, che hanno soggiornato per cinque giorni a Duino, nella grande villa Lucchese, a due passi dal porticciolo, permette un soggiorno molto divertente e informale allo stesso tempo. I lavori e i seminari si svolgono al mattino, mentre il pomeriggio è caratterizzato da situazioni più distese, in cui si svolgono letture pubbliche di poesia e prosa in luoghi diversi. Per parlare dei luoghi, appunto, siamo andati il primo pomeriggio a visistare il sito archeologico di San Giovanni in Tuba, alle risorgive del Timavo, con letture e musica, mentre il secondo giorno ci ha visti in Slovenia, a San Daniele del Carso, con visita al paesino, delizioso, e alla Galleria d’arte del grande pittore del Novecento Lojze Spacal. Il terzo giorno ci ha visti a Gorizia, nel Parco Basaglia, per musica e letture. Sabato e domenica i pomeriggi di letture si sono tenuti a Trieste, nella Nuova Libreria Triestina e all’Orto lapidario.
Quest’anno il tema del seminario era “Corpi in scena”, in cui il corpo, i corpi sono stati esaminati sotto vari aspetti. Si tratta di un tema di grande attualità, e mentre i media portano nelle nostre case temi come guerra, migrazione, violenza, si assottiglia sempre più il diaframma fra vita privata e vita pubblica. C’è da un lato l’oggettivazione del corpo femminile, dall’altro i corpi “collettivi“ del dissenso e della protesta, i corpi che vanno in piazza a manifestare, ci sono i corpi dei migranti, quelli vivi e quelli morti, i corpi violentati, emarginati, negati. Ci sono le carceri e le prigioni rappresentate da una sessualità rifiutata. C’è l’attacco al corpo “biologico“ delle donne, nel tentativo di spezzare il legame madre-figlia. Tutti questi temi sono stati declinati in vari modi dai partecipanti, scritori, ma anche sociologi, psichiatri, artisti, filosofi e docenti universitari. Uno degli aspetti divertenti è stato proprio il carattere “collegiale“, la condivisione, il momento della colazione del mattino, a chiacchierare tutti insieme e a commentare l’esperienza del giorno prima. Un’organizzazione impeccabile dovuta all’impegno di Gabriella Musetti e di Giuliana Pregellio, a cui va anche riconosciuta l’attualità del tema proposto e la scelta dei relatori.

Licia Ugo
Roma, 28 giugno 2017

 

Intervista a Gabriella Musetti, co-ideatrice e curatrice dell’iniziativa delle Residenze Estive (intervista realizzata nel 2015 da Tiziana Colusso, che ha poi partecipato come autrice invitata all’edizione 2016)

Residenze Estive. Incontri residenziali di poesia e letteratura: una sintesi e un bilancio provvisorio, dopo sedici anni. Alcune considerazioni di lunga durata e alcune ipotesi.

Un amico, Luigi Nacci, qualche tempo fa sul suo blog (nacciluigi.wordpress.com), a proposito di un certo festival che aveva deciso di lasciare, scriveva: “Un festival è, a mio modesto modo di vedere, simile a un’opera. Un’opera deve poter resistere ai tempi, e per fare ciò deve avere un nucleo centrale forte che la ispira: una poetica”. Condivido appieno questa idea. E’ quanto, da anni, cerco e cerchiamo di fare alle Residenze Estive, incontri residenziali di poesia e letteratura, che si svolge a Duino, Trieste, e nel FVG, ospitati dal Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico.
Ci sono tanti luoghi dove si celebra la letteratura, si fanno letture, musica, performance, si discute di libri, si sta insieme, ci si confronta, ci si diverte, spesso ci si esibisce. Non dico che non siano buoni luoghi, interessanti, pieni di stimoli. Vale la pena frequentarli, anche se a volte sembrano piuttosto assemblaggi di un numero cospicuo di occasioni eterogenee, dove tutti abbiano il loro posto e ogni avventore trovi qualcosa che lo possa sedurre.
Un’idea è un’idea, e l’idea che sta alla base delle Residenze Estive è la lentezza, il tempo disteso, le possibilità di incontro informale con chi ci sta, tra un momento e l’altro del programma. E la collaborazione: tutti e tutte si mettono in gioco nell’operare. Chi si alza per primo al mattino fa il caffè per tutti, chi vuole la colazione se la prepara e magari la prepara per qualcun altro. Lo scambio avviene così, nella quotidianità normale di alcuni giorni passati assieme, negli stessi luoghi magnifici carichi di energia e poesia: Duino, la sua costa rocciosa, il sentiero Rilke, le risorgive del Timavo, il Carso. E parola-chiave allora è la bellezza.
I luoghi cambiano perché da un centro fisso che resta Duino ci si muove per le letture poetiche in altri posti, ogni anno diversi, del Friuli, della Slovenia, dell’Istria, e spesso si ritorna in luoghi amati. Anche questo movimento di andata e ritorno ha una sua ragione: si allinea ai battiti del cuore, crea condivisione, diventa una esperienza consumata insieme, un granello che tiene. Non ci sono protagonismi egotici, generalmente, alle Residenze Estive, ci si ascolta, si parla, a volte si dissente, ma è questa esperienza diversa, collettiva, condivisa, che dura un tempo determinato e si svolge nella quotidianità, per chi ha deciso di starci, a fare la differenza. Una esperienza che incide, resta nella memoria, è termine di paragone.Un punto fondamentale che si è aperto da alcuni anni attraverso il rapporto con LeggereDonna ed è divenuto programmatico nella collaborazione avviata due anni fa con la SIL (Società Italiana delle Letterate) è il confronto con il pensiero delle donne. Nei seminari di mattina si affrontano temi specifici, si dibatte, si vedono filmati, sono aperti spazi di analisi non rituali, non codificati, spesso sorprendenti. Non tutti li frequentano, d’altro canto non esiste una prescrizione, essendo la libertà un’altra parola-chiave della manifestazione. Ma spesso proprio per ascoltare quei seminari vengono persone, donne e uomini, del luogo o dalle città vicine: Gorizia, Monfalcone, Trieste, Udine. C’è una richiesta forte di confronto sul piano intellettuale ed etico con un pensiero che ha ormai una sua tradizione consolidata ma è capace di innesti e aperture vertiginose che offrono uno sguardo diverso sulla contemporaneità, sui cambiamenti in atto, sulle prefigurazioni future. La scelta di Residenze Estive è stata quella di avviare e continuare quel confronto, come luogo terzo, di apertura alle possibilità di dialogo e di conflitto proprie della complessità, riconoscere i molteplici posizionamenti dando spazio e agio a diverse letture. Le interrogazioni sono quelle, stringenti, che attraversano il mondo contemporaneo, la società, la cultura, la vita delle persone.
La poesia circola liberamente, si ascolta, si legge, si dice. Rimane tra le persone come un’eco che scava, si introduce nelle menti e trova fessure da ampliare, corridoi da perlustrare, mostra la sua potenza di voce nascosta e mobile, che incalza; non dà tregua. Ma è anche artigianato, lavoro continuo nella misura sempre ricercata, disciplina di chi non ha fretta, di chi sceglie consapevolmente di misurarsi al di fuori di ogni esasperato soggettivismo, forma di conquista che deve prevalere su attitudine, vocazione, istintualità, talento, come opportunamente ha ricordato il poeta Giorgio Luzzi, quest’anno, nei pomeriggi di approfondimento dedicati ai libri e a i progetti. E di libri e progetti ne abbiamo ascoltati molti, dai percorsi del Festival Acque di Acqua, che porta la poesia in tanti luoghi, anche fuori Regione, in una carovana che dura due mesi, a Notturni di Versi, che unisce la poesia alla musica e all’arte, a raccontare la creatività dei tanti autori e autrici della nostra Regione. E’ questo confronto attorno a un tavolo con la parola diretta dei poeti e delle poete, spiegata nella sua origine, per quanto possibile, che diventa fonte di lavorio interiore per chi ascolta. Come la presentazione del libro appena uscito di Ida Travi, “Poetica del basso continuo” (Moretti&Vitali, 2015), nel quale l’autrice approfondisce il rapporto tra scrittura e oralità indagato in libri precedenti, mette a fuoco riflessioni tra poesia e prosa, e con le immagini in movimento dei film crea un circuito di rimandi a cui risalire come a un territorio mediano.
Non è facile trovare sotto lo stesso tetto, per alcuni giorni, persone appassionate delle medesime passioni, che lasciano fuori dalla porta il loro ego narciso per scegliere di condividere con colleghi e colleghe le stesse passioni. E’ con questo spirito umile, di ricerca soggettiva che funziona la manifestazione.
Anche Residenze Estive è cambiata nel tempo: ora è uno spazio più raccolto, in cui si dà maggiore attenzione ai dettagli, ai passaggi brevi, ai margini tra detto e non detto.
E poi c’è la presenza costante delle amiche, un gruppetto di amiche volenterose che sono il vero punto focale di tutta l’organizzazione pratica della residenza: prendono in mano le redini della routine quotidiana con una efficienza e una disponibilità così grandi, che non riuscirò mai a ringraziarle abbastanza.

Il tema di quest’anno ha riguardato i cambiamenti, sulla scorta di alcune parole chiave tratte da Judith Butler e altre autrici: vulnerabilità, responsabilità, relazioni, conflitti, memoria e dimenticanza. Su questa traccia si sono svolte tre mattinate intense, piene di discorsi e immagini, con relatrici di grande spessore: Sergia Adamo, Melita Richter, Ester Pacor di Trieste, Luisa Ricaldone, docente all’Università di Torino, Gisella Modica, studiosa e autrice di Palermo, Giuliana Misserville, di Roma, Presidente nazionale della SIL, Antonella Barina, giornalista di Venezia, rappresentante del gruppo GIULIA: Giornaliste libere e autonome. Si è parlato di uso del linguaggio sessista nei media; del rapporto tra giustizia e senso comune radicale nei confronti della violenza e dei crimini contro le donne, in rapporto alla recente Sezione del Tribunale delle Donne d’Europa svoltosi a Sarajevo dal 7 al 10 maggio scorso; di autobiografia e di desiderio di narrazione come luogo in cui si radica il soggetto e si forma l’identità; di malattia che intacca la memoria, come l’Alzheimer, e dei modi contemporanei della sua narrazione che ha dato origine a veri sottogeneri; di come sta mutando la rappresentazione della vecchiaia nelle immagini e nei testi. Ma sono state soprattutto le serate poetiche a mantenere vivo e forte il desiderio di state insieme ad ascoltare la voce dei poeti. I luoghi di quest’anno tutti suggestivi, di una loro specifica bellezza ed energia, ad iniziare dallo Studio MIMA di Visogliano, dove la sera del 24 giugno si è esibito il gruppo “Non siamo pronti per la jota” (Maurizio Benedetti, Cristina Micelli, Fulvio Segato, Sandro Pecchiari), con testi in dialetto triestino e friulano, strepitosi, accompagnati dalle atmosfere sonore di Sandro Carta. Per poi finire la serata con la voce nota del poeta triestino Claudio Grisancich, e precipitare tutti in un una dimensione di struggente bellezza. Il 25 sera lo stesso giardino della Villa Lucchese del Collegio del Mondo Unito di Duino ha accolto i poeti: Ginevra Sanfelice Lilli, Marina Moretti, Francesco Tomada, Felipe Camacho, Floriana Coppola, accompagnati dalla chitarra rinascimentale di Federico Rossignoli, in una lettura impregnata di voci differenti come in un gioco a rimando che libera armonia e impennate più tumultuose. Mentre il 26 giugno, tutta la giornata è stata impegnata a Kamna Gorica, (Slovenia), accolti dalla splendida ospitalità di Cecilia Prenz e del marito ‎Dušan Kopušar. Nella magnifica cornice dei prati intorno al Centro culturale si è svolta la lettura dei poeti, tradotti da Jolka Milic e da Marko Kravos, presente alla manifestazione poetica e lettore lui stesso. Una giornata piena di sorprese, per l’ascolto imprevisto di Juan Octavio Prenz, e con l’arrivo del grande poeta sloveno, vero monumento vivente della poesia, Ciril Zlobec, che ha voluto essere presente alla manifestazione.

La sera del 27 giugno ha visto le letture al Caffè San Marco di Trieste di Loredana Magazzeni, Leila Falà, Marco Marangoni, Ida Travi e Giorgio Luzzi. Una cornice ricca di atmosfera e suggestioni, come le parole dei poeti in colloquio con il pubblico numeroso. L’ultima sera, domenica 28, si è svolta nei Giardini Marchesan, Lungomare Nazario Sauro di Grado, con Antonella Barina, Luigi Cannillo, Roberto Ferrari, Patrick Williamson, presentati da Loredana Marano. Una sera che ha riportato la poesia in strada, tra la gente che passa piacevolmente mangiando un gelato, con i testi dei poeti appesi ai rami degli alberi, donati alle persone che si soffermavano a sentire la voce e le parole degli autori e delle autrici di Residenze Estive 2015»

RESIDENZE ESTIVE.
Incontri annuali residenziali di poesia e letteratura
a Trieste e in Friuli Venezia Giulia
a cura di Gabriella Musetti
presso Collegio Del Mondo Unito dell’Adriatico (Duino) e altre sedi