Carla Cucchiarelli Quello che i muri dicono. Guida ragionata alla street art della capitale (IACOBELLI 2018)

Questa è l’epoca delle mappe, senza dubbio. E naturalmente non si intendono le mappe geografiche statiche, vigenti nel recente passato positivista, dove si dava per scontato che le incerte e fantasiose mappature antiche fossero state sostituite per sempre da incontrovertibili report di misurazioni scientifiche sul territorio, bensì mappe dove storia e geografia, urbanistica e sociologia si intersecano in modi inediti, sorprendenti, a volte poetici e perfino profetici.  Epoca definita da Michel Foucault in Spazi altri. I luoghi delle eteroropie con chirurgica precisione:  «Viviamo nell’epoca del simultaneo, nell’epoca della giustapposizione, nell’epoca del vicino e del lontano, del fianco a fianco, del disperso. Viviamo in un momento in cui il mondo si sperimenta, credo, più che come un grande percorso che si sviluppa nel tempo, come un reticolo che incrocia dei punti e che intreccia la sua matassa». E’ l’epoca in cui le più ardite ipotesi sociologiche inglobano saperi antropologici primordiali, come le mappe disegnate/sognate degli aborigeni australiani, e i walkabout metropolitani – come quelli proposti dal changemaker Carlo Infante – propongono nuovi alfabeti del mondo narrato.

In questo movimento complesso e variegato si inserisce con voce autorale la ricerca della giornalista e scrittrice Carla Cucchiarell. L’autrice, ben cosciente come ci avverte nella prefazione che la street art è “figlia di quella società liquida ben descritta da Zygmunt Bauman”, si avventura nelle strade e nei i quartieri della capitale mappando i graffiti, i murales, le estemporanee efflorescenze dei writers urbani, e disegnando una “guida ragionata” che unisce fascinazione da reporter e riflessione su temi artistici, politici, sociali.

Nella sua puntuale introduzione, l’autrice si spinge fino alla radice del fenomeno, individuato nella New York degli anni ’60, da dove nei decenni successivi si è propagato fino in Europa. Su questo ho un ricordo personale a cui tengo molto: era il lontano 1981 e nella mia personale “scoperta dell’America”, ovvero di quella New York che dell’America è avanguardia nel bene e nel male, avevo il piacere di esplorare insieme alla compianta critica d’arte e talent-scout Francesca Alinovi e al critico di teatro e d’arte Lorenzo Mango la New York nascosta, ancora sotterranea, fatta di writers del Bronx, di artisti esplosivi , alcuni ancora sconosciuti ma destinati a fortuna planetaria, come l’allora ventenne Keith Haring. Proprio Haring, insieme ad altri, contribuì a lanciare il “graffitismo” come forma d’arte ribelle, che disertava le gallerie d’arte patinate per invadere come un’ortica irrefrenabile le strade, le stazioni della metropolitana, gli spazi  pubblicitari vacanti.

Sono grata a Carla Cucchiarelli per avermi riportato alla memoria queste lontane esplorazioni newyorkesi, quando si aveva tempo per farsi affascinare vagando di fiore in fiore, e raccogliendo così senza rendersene conto pollini preziosi. La sua “guida ragionata” si concentra su Roma, divisa per quartieri e strade, e rintraccia opere effimere per definizione – se non addirittura soggette a cancellazione immediata, come le opere murali di Maupal (al secolo Mauro Pallotta) a Borgo Pio, aventi per soggetto papi e altri temi bollenti.

Vien voglia, leggendo questo libro, di utilizzarlo come una Guida vera e propria, camminando per Roma con il naso all’insù per rintracciare le  opere di “street art” menzionate, o magari altre nuove spuntate come funghi nella notte. Sarebbe un modo piacevole per ri-scoprire questa città tormentata e magnifica sotto una luce nuova. E magari alla fine lasciare la propria firma in un angolino di strada, ovviamente nel rispetto dei monumenti e del decoro urbano, per marcare le proprie erranze cittadine.

Tiziana Colusso

qui sotto: un’opera murale di Maupal