Intervista di Maria Concetta Distefano  a Giuliana Milia, “artista diversamente occupata”

Qualche tempo fa la nostra rivista si occupò, con un articolo corredato da foto, del Borgo Vecchio Campidoglio a Torino, una realtà quasi fuori dal tempo se si guarda alla sua architettura, ma vivacissima e intellettualmente molto propositiva.

In questo nuovo articolo entriamo dentro uno degli atelier da poco lì (ri)nati e (ri)trasformati in laboratori artistici, artigianali, in luoghi d’incontro di gente, idee e fucine di stimoli creativi in senso lato.

Giuliana Milia, personaggio principale di una di queste trasformazioni, si è gentilmente prestata a raccontarci la sua storia personale che l’ha vista protagonista di un grande cambiamento sia della sua vita sia del luogo che ha scelto per farlo diventare un atelier d’artista, qual lei è.

Ecco la sua storia, dalla sua stessa voce.

“Era la fine del 2016 e, grazie a una concatenazione di eventi propizi, colsi l’opportunità di concretizzare il sogno di una vita. Trasformare ciò che fino a quel momento era stato un modo per resistere alla realtà circostante e un antidoto alla mia insoddisfazione nel mio ambiente di lavoro, nell’attività principale della mia esistenza: fare l’artista.

Prima che l’alienazione totale prendesse il sopravvento, dopo ventidue anni di lavoro con contratto a tempo indeterminato mi licenziai! Una scelta di vita azzardata, dato il momento storico-economico di questi ultimi tempi, una decisione presa non senza rinunce. Niente è gratis.

Vivo in un quartiere semi-centrale della città di Torino, Borgo Vecchio Campidoglio, la parte storica di un più grande quartiere operaio dell’Ottocento, caratterizzato da case basse e vie strette, in passato pullulanti di botteghe artigiane.

Vi sono stati e vi sono tutt’oggi diversi tentativi finalizzati a far rinascere quelle che erano le attività di un tempo attraverso la riconversione di molte antiche botteghe in laboratori artistici e/o punti di riferimento culturali. Una strada lunga, tutta in salita, si direbbe, laddove manca un progetto comune, le iniziative sono opera dei singoli e le istituzioni sono latitanti.

Ma torniamo a come è nato Punto G Atelier. Presa la decisione di “abbandonare il certo per l’incerto”, mi misi alla ricerca di uno spazio da trasformare in laboratorio e lo trovai in una grande monolocale che era stato prima la lavanderia del borgo e, successivamente, il deposito di un pescivendolo. Non narro lo stato del posto né l’odore che ancora aleggiava nel monolocale allorché ne presi possesso…

A trasformazione avvenuta, infine, mi misi al lavoro. Finalmente avevo tutto il tempo a disposizione per dedicarmi completamente alla pittura e al disegno con la dovuta concentrazione e con l’obiettivo di camparci, naturalmente.

Non ci campo MA la sensazione di avere il controllo del proprio lavoro in tutte le sue fasi è impagabile. Marx scrisse qualcosa in proposito a suo tempo.

Da quel momento iniziai una produzione inarrestabile. Avendo più spazio a disposizione fui libera di dedicarmi Alla realizzazione di tele di grandi dimensioni, sperimentare nuove tecniche e nuovi materiali.

Dal fare nascono le idee, con l’ausilio dello studio certamente.

Nei miei lavori incanalo il mio pensiero e la mia esperienza e ho trovato un mio stile attraverso il quale le persone iniziano a riconoscermi e nel quale mi ritrovo anch’io. Può darsi che esso cambi con il tempo e si trasformi ma questo fa parte di un processo inevitabile. È una strada da percorrere in tutte le sue fasi, non mi interessa la meta ma il cammino stesso.

Punto G Atelier, però, non è solo una fucina artistica ma è anche un porto franco, caratterizzato da un crocevia di relazioni, una sorta di città invisibile nella quale approdare o dalla quale ripartire.

Mettendo da parte le promesse da marinaio, alcune di queste relazioni, rare e preziose dal punto di vista umano, hanno dato inizio a delle collaborazioni.

Lo scorso anno abbiamo dato il via ad un progetto con Propositi di Filosofia snc e Insieme di Pratiche Filosoficamente Autonome che prevede una serie di incontri nell’arco dell’anno nei quali si “pratica” la filosofia, con riferimento alla Philosophy for Children e la Philosophy for Community. Un ampio programma che riproporremo quest’anno con nuovi ospiti e ricchi spunti di riflessione.

Stiamo riflettendo anche per una collaborazione futura  con la scrittrice Tiziana Colusso, che ringrazio per gli spunti e l’energia trasmessami durante il nostro incontro al Circolo dei Lettori di Torino l’11 dicembre scorso.

Grazie a tutti gli artisti con i quali ho avuto occasione di lavorare in questi tre anni, grazie per il supporto, la spinta e l’onestà intellettuale. Grazie a tutti coloro che hanno creduto e credono in me.Il mio atelier è visitabile virtualmente attraverso la pagina Facebook

https://www.facebook.com/Punto-G-Atelier-Di-Milia-154362355255382/