Città di Castello è una nicchia naturale per la creatività, con i suoi antichi palazzi e chiese, un centro storico accogliente ed eccellenze artistiche come le Collezioni di un maestro dell’arte visiva contemporanea, Alberto Burri, conservate nell’antico Palazzo Albizzini e nei Seccatoi del Tabacco; quest’ultima è una struttura di “archeologia industriale”, come si direbbe oggi, che l’artista stesso – nato a Città di Castello e qui tornato con una fama internazionale – trasformò negli anni 70 in un grande laboratorio per le sculture di grande formato.

Nel magnifico Museo del Duomo, invece, sono conservate opere e manufatti preziosi, soprattutto di arte sacra, ma anche alcuni antichi manoscritti e codici, e perfino una pergamena autografa dell’Imperatore Barbarossa, datata 1163.

Proprio nel Salone Gotico del Museo del Duomo si è tenuta, nell’ambito del Maggio dei Libri, la XI edizione del Premio Città di Castello, promossa dall’Associazione Culturale Tracciati Virtuali e alle Edizioni Luoghi Interiori, entrambe operanti nella città umbra.

Sei autori sono stati i vincitori di questa edizione, con i loro manoscritti inediti che sono diventati libri editi nelle collane di LuoghInteriori.

Per la saggistica la studiosa padovana Mariateresa Sivieri ha vinto con un originale ricerca dedicata ad Alfonso Ceccarelli. La tragica fine del falsario umbro, dispensatore di gloria e nobiltà. La storia del “falsario”, che ha contraffatto documenti notarili, stravolto lasciti testamentari e atti di possesso, travalica la storia locale, dal momento che ai nostri tempi sono di grande importanza i dibattiti intorno ai temi della verità, post-verità e “fake news”, le falsità fatte circolare ad arte nei circuiti della comunicazione. Nell’incipit del libro, una profetic frase di Goethe ci ricorda infatti che “Il vero oscurantismo non consiste nell’impedire la diffusione di ciò che è vero, chiaro ed utile, ma nel mettere in circolazione ci che è falso”.

Sempre per la saggistica, lo psicoterapeuta Francesco Venier ha vinto con il volume “Essere un essere umano”, ambizioso viaggio intorno all’umanità, all’incrocio di tematiche psicologiche, biologiche, socioculturali, economiche e spirituali. Ne risulta un’umanità stressata e confusa, passata dall’”arcaica autogestione territoriale alla dipendenza globale”. Gli esseri umani vivono oggi in un ambiente complesso, difficile da gestire e da capire, perché in larga parte al di fuori della volontà individuale. Certo anche per l’antico contadino c’erano fattori imponderabili e ingovernabili, come le avversità atmosferiche e le epidemie, ma si trattava di pochi eventi ben definiti, mentre oggi in effetti si ha la sensazione di vivere in uno stato di precarietà ontologica, “connessi” per un filo o alcuni fili al resto del mondo, in un mare di comunicazioni che non si possono verificare.

Per la poesia, sono stati premiati Giuseppe Perrone, con la Carità delle Parole, e Bruno Sacco, con Segreti, che hanno saputo farsi ascoltare in un’epoca fin troppo affollata di autoproclamati Vati della Poesia.

Per la narrativa sono stati premiati due autori dallo stile originale e sicuro: il milanese Nicola Barca, nel suo Acerbo e altri racconti evoca con i suoi ritmi narrativi serrati, incalzanti, i “tamburi primordiali” delle pulsioni nascoste e a volte inconfessabili, il lato oscuro degli umani che ne condiziona vicende e incontri, attraverso personaggi che sembrano tagliati in una roccia aspra. Andrea Bacan, di Savona, disegna nel suo Aperiromanzo un cocktail di narrazioni spumeggianti, ironiche – a volte anche di humour noir come in “Contrapposte certezze” – oppure affilate, come nel racconto “Una trattativa rapida”, nel quale di dipinge un ritratto agro e impietoso del mondo sindacale in fabbrica, mondo che l’autore conosce per esperienza personale.

C’è da auspicare che Città di Castello, con la sua scenografia naturale e i suoi fermenti culturali, possa divenire sede in un prossimo futuro di Residenze Creative, nelle quali autori e artisti abbiano la possibilità di risiedere e confrontarsi per un tempo più lungo, ispirati dallo spirito dei luoghi, recuperando i fermenti rinascimentali che nel ‘400 avevano portato la cittadina al suo massimo splendore, facendone un luogo di richiamo per pittori, artisti architetti. Certo oggi non esistono più le famiglie di “mecenati”, come erano stati al tempo i Vitelli e altri, ma forse si possono trovare istituzioni nazionali ed europee che raccolgano la sfida di un rinascimento anche economico, legato al turismo culturale. Forse è di buon auspicio il fatto che nella giuria del premio sia anche presente la prof.ssa Marinella Rocca Longo, che al turismo culturale ha dedicato molte edizioni di un Master all’Università Roma 3.

di Tiziana Colusso