Passa Porta è una struttura polifunzionale, che ospita una Maison des Littératures con iniziative culturali aperte al pubblico, e che ha anche la possibilità di «residenze d’autore», nelle due direzioni: da un lato invita scrittori stranieri a soggiornare in Belgio, anche per scoprire la cultura belga e quella fiamminga che compongono il panorama culturale del paese ; e dall’altra parte si occupa di inviare  scrittori belgi in strutture residenziali all’estero.  La foresteria di Passa Porta, situata nel centro storico, può ospitare solo un autore alla volta, in uno spazioso appartamento, ma Bruxelles è una città talmente ricca di stimoli che non c’è nessun pericolo che possa sentirsi isolato. Passa Porta offre inoltre agli autori non solo l’alloggio gratuito ma anche una borsa di scrittura, ma con  modalità e criteri che vanno richiesti direttamente alla struttura, utilizzando il francese o l’inglese.

Inoltre “Passa Porta” è anche impegnata verso gli scrittori che si trovano in condizioni o in paesi disagiati. La struttura è infatti membro dell’ICORN (International Cities of Refuge Network), che in collaborazione con il PEN International riunisce le città o le organizzazioni che si impegnano a sostenere gli autori minacciati, per uno o due anni.  La municipalità di Bruxelles sostiene attivamente il progetto, mettendo a disposizione un appartamento gratuito per lo scrittore/scrittrice con lo status di rifugiato.

INTERVISTA ad Adrienne Nizet (direttore aggiunto per la programmazione francofona)

D : Per quale ragione è stato dato alla struttura il nome  « Passaporta » ? Una curiosità: in Italiano “Passaporta” è la parola utilizzata per tradurre il termine inglese “Portkey”, che nella serie di Harry Potter è l’oggetto magico che trasporta da  luogo all’altro…. Certo Harry Potter è letteratura di consumo, ma l’idea di una residenza per scrittori come luogo magico per trasportare lingue e autori è accattivante…

R : Che bell’aneddoto, non lo conoscevo ! Il nome « Passa Porta » fa effettivamente riferimento all’idea di “passaporto”, e – perché no – anche di luogo magico come in Harry Potter ! La nostra casa delle letterature è realmente un crocevia di lingue e di autori, un luogo plurilingue unico a Bruxelles (e che non potrebbe essere altrove!). La nostra casa delle letterature vuole essere proprio un passaporto per la letteratura mondiale, e noi insistiamo molto sul ruolo di passaporto che ha la letteratura stessa, in particolare per andare incontro all’Altro.

D : Pensate che i progetti di scambi internazionali di scrittori a Bruxelles, nel cuore stesso dell’Europa, possano aiutare a tenere aperte le frontiere mentali in un periodo molto complicato per l’Europa, nel quale l’immigrazione di massa può scuotere l’identità europea e favorire come reazione le chiusure culturali?

R : Non penso alla nostra attività di Residenze in questi termini, ma si, in ogni caso, penso che l’incontro con l’altro, di un’altra cultura, permetta di restare ben desti, aperti all’alterità. Incontrare l’altro permette di comprendere meglio il suo punto di vista, le sue priorità, di mettersi al suo posto. Anche la letteratura ha questa possibilità, grazie all’empatia che genera. In tal senso, e dal momento che mette la letteratura internazionale nel cuore stesso degli incontri, si può dire che effettivamente  le “résidences d’auteurs” permottano di mantenere lo spirito aperto.

D : Con quali criteri vengono scelti gli autori per le Residenze ? C’è un’attenzione alle diverse generazioni, alle donne? C’è un equilibrio tra le nazionalità degli ospiti, per favorire il dialogo tra le culture?

R : L’unico criterio per poter ottenere una Residenza a Passa Porta è di essere un autore pubblicato da un editore professionale. A partire da questo, ogni altro criterio è possibile. Cerchiamo di variare per quanto possibile le nazionalità e le lingue degli autori in residenza, ma non è questo il criterio principale. Piuttosto si considera la qualità della scrittura. Cerchiamo anche, nella misura del possibile, di accogliere autori già tradotti in francese e/o in fiammingo, in modo da poter coinvolgere il pubblico cittadino in eventi riguardanti l’autore durante il periodo del suo soggiorno.

D : A Passa Porta ogni scrittore è responsabile di come organizza il suo tempo oppure ci sono delle attività culturali condivise, contatti con il pubblico locale, festival o letture?

R : Non c’è nessun obbligo, ma una o più attività pubbliche sono sempre proposte agli autori. Un circolo di lettura della sua opera, un intervento pubblico, la creazione di un testo… Organizziamo anche incontri professionali, ad esempio con scrittori belgi.

D : Sono previste o favorite attività di traduzione degli autori stranieri, da parte di traduttori incaricati da Passa Porta durante il periodo di residenza, oppure dei programmi di traduzione reciproca tra autori, come quello a cui ho partecipato al au Château de Smolenice in Slovacchia, un seminario internazionale di traduzione poetica organizzato dal network Literature Across Frontiers?

R : Esiste a Passa Porta un collettivo di traduttori, molto attivo. Per ciò che riguarda gli autori residenti, realizzeremo nel corso del 2016 degli « ateliers de traduction ». Alcuni partecipanti volontari, guidati da un traduttore letterario professionale, si cimenteranno nella traduzione di qualche pagina del libro di un autore in residenza, e potranno porgli domande e dubbi. Tali lavori potranno poi essere utilizzati dall’autore per proporre la traduzione del proprio testo a un editore.

 

Testimonianza sulla residenza di Passaporta di Davide Enia (scrittore, attore teatrale)

«Aria nuova mi entra dentro la testa durante la residenza all’estero. La diversità linguistica e architettonica della città che mi ospita sono ventate di freschezza necessaria che permettono di scaricare meglio le tossine accumulate durante il processo quotidiano di scrittura. Per scrivere ho bisogno di un tavolo e una sedia, preferibilmente situati davanti a un muro bianco. Poi, fuori dalla finestra, accade la città. E questo è un tesoro incommensurabile, perché ci si trova a godere di un punto di vista privilegiato: potere assistere alla vita quotidiana di un luogo immergendocisi dentro senza assilli. Credo che la conoscenza concreta della città in cui si trascorre il periodo di residenza sia uno dei cardini di questa esperienza. Le città sono luoghi che agiscono sugli esseri umani come semi. Lasciano tracce di sé, nell’immaginazione e nelle parole, anche a distanza di tempo, a volte a intervalli lunghissimi. Le impressioni generate dalla città e dalla sua complessità fioriscono sempre, in una forma o nell’altra. Inoltre, vivere per un po’ altrove aiuta a capire meglio sia i luoghi in cui si è cresciuti sia se stessi. È nella differenza percepita che si coglie meglio l’unicità dei propri spazi. Studiare un’altra città offre una prospettiva differente per comprendere come si sono sviluppati i pensieri e le intuizioni degli esseri umani. È come tuffarsi dentro un vocabolario nuovo, i segni della città sono parole che aprono a concetti guadagnati nel corso del tempo, i cibi diventano percorsi narrativi che raccontano la storia dei secoli passati e poi ci sono gli esseri umani, i tratti somatici che ritornano e quelli che differiscono, gli indumenti indossati, la grammatica dei corpi, il modo diverso di poggiare lo sguardo sulle cose. In qualche modo, vivere una residenza all’estero è per me una operazione di calibro continuo, in cui vengono rimesse in discussione le parole stesse, proprio perché si scopre di continuo che esistono altri modi, a volte molto più precisi dei miei, per nominare il mondo, i fatti, le azioni e i sentimenti.
Detto ciò, che è generale e applicabile un po’ per chiunque, le città si incrociano con il mio vissuto personale. Ero in residenza ad Amsterdam nell’autunno 2013. Da un paio di mesi era morto di tumore Totò, uno dei miei più cari amici, che proprio ad Amsterdam aveva vissuto nei primi anni settanta. Ritrovarmi lungo quei canali mi ha aiutato a elaborare il lutto e credo sia stato il clima di tolleranza e coraggio della città a spingermi a scrivere in un modo profondamente lirico, senza avere più timore di immergermi nel mio dolore, riconoscendo che non aveva bisogno di essere mascherato ma mostrato per ciò che era, lo strazio per la morte di amico a me tanto caro. Così ho incontrato Totò proprio ad Amsterdam, nonostante fossimo in due momenti temporali differenti, ma è stato lì, di fronte al vuoto provocato dalla sua morte, in una città che per me esisteva da prima grazie ai suoi racconti, che ho compreso appieno la nostra amicizia. Bruxelles invece è stata una esaltante scoperta, è una città piena di colori e di vita, in cui risalta una forte visione prospettica. La città guarda in avanti, senza paura del peso del passato. Questa propensione alla visione prospettica mi ha aiutato, intervenendo come un balsamo su una profonda ferita interiore provocatami da una recente e bruttissima esperienza professionale. Mostrandomi la possibilità di ragionare al futuro, Bruxelles mi ha ridato l’energia per scrivere e la gioia nel tessere una storia, dando alle parole che tornavo a poggiare sul foglio il gusto pieno di una bella birra trappista.»

David Enia  (Palermo, 1974) attore e drammaturgo. I suoi lavori teatrali sono stati presentati in contesti internazionali, e hanno ricevuto numerosi premi. Così in terra, scritto originariamente in dialetto palermitano, è il suo primo romanzo.

PASSA PORTA, Maison Internationale  des Littératures (Bruxelles)
46, rue Antoine Dansaertst
B-1000 Bruxelles – Belgio
tel: +32(0)2 226 04 54
residences@passaporta.be
coordinatrice : Anne Janssen
anne.janssen@passaporta.be