Si trova a sud di Sofia, capitale bulgara. Il monastero di Rila ha anche delle camere che vengono tenute come foresteria e sono aperte a tutti coloro che vogliano godere sia delle bellezze del monastero, sia del paesaggio di montagna con bellissime foreste di abeti, pini, castagni, noccioli, betulle

E’ il sito UNESCO più visitato in Bulgaria. Immerso fra i Monti Vitosha, si erge alla vista, maestoso e bellissimo. Dall’esterno ha le sembianze di una fortezza medievale. All’interno dell’area del monastero, si osservano colonne, archi, gallerie, scalinate, portici di legno che circondano i piani di tutto il monastero ricchi, di decorazione multicolore, il cortile ampio, coperto di pavimentazione con ciottoli, fontane di pietra da cui sgorga un’acqua limpida e gelida. Quasi al centro del cortile monastico sorgono la chiesa principale e la torre di Hrelja con il campanile. Il 13 gennaio 1833 si scatenò un incendio che bruciò in poche ore i palazzi nuovi e quelli ricostruiti, che erano fatti quasi interamente in legno. Si salvarono soltanto la torre di Hrelja e la chiesa monastica. Successivamente il Monastero fu ricostruito assumendo l’aspetto odierno. All’interno del Monastero è conservata l’unica biblioteca medievale monastica organica sul territorio della Bulgaria.

Le foto le ho scattate visitando il Monastero di Rila nel 2008, insieme ad un gruppo di poeti internazionali. Nella foto si intravedono due poeti indiani, e qui sotto c’è tutto il foltissimo gruppo dei poeti pervenuti in Bulgaria da tutti i paesi per un Festival itinerante, con tappe a Sofia e a Varna.

Voglio proporre qui ai lettori un breve reportage che feci a suo tempo, per dare l’idea di come la vita culturale in un paese come la Bulgaria sia per molti versi molto più varia e vivace che sulle italiche terre..

Sulle piste bulgare della poesia [ Sofia e Varna, 2008 ]

Il 9° Congresso Internazionale degli Scrittori tra Sofia e Varna, nel giugno 2008, lungo smisurate strade nel verde dell’altipiano bulgaro. Gli amici bulgari mi perdoneranno se utilizzo per il titolo di questo reportage un’espressione (“pista bulgara”) nata in un contesto tragico e oscuro, quello dell’attentato a Giovanni Paolo II: il quale il terrorista turco Ali Agca aveva – in una delle tante versioni poi ritrattate – indicato una “pista bulgara” per la ricerca dei mandanti, che in realtà sono ancora ignoti e potrebbero nascondersi molto più vicino, addirittura in angoli oscuri dello stesso Stato Vaticano.

So che non se ne avranno a male di questo titolo ironico, perché ho constatato di persona, durante il mio recente viaggio alla scoperta della bellissima terra di Bulgaria,  che il sense of humour è una delle grandi doti di questo popolo, o forse piuttosto dei suoi poeti e intellettuali. A questo riguardo ricordo soprattutto due episodi: il primo è una conversazione, durante la lunghissima trasferta di ritorno da Varna a Sofia in pullman, durata un’intera giornata, con il poeta  Hristo Karaslavov, Segretario Generale dell’Unione degli Scrittori Bulgari; il secondo è la lettura, sull’aereo di ritorno, di un libro denso di storia ma anche esilarante, intitolato significativamente Misteri italo-bulgari, del traduttore e intellettuale Assen Marcevski.

Torniamo alla prima scena, alla conversazione nella prima fila di sedili di un pullman che attraversava gli immensi territori verdi dell’altipiano bulgaro. Molti degli scrittori a bordo chiacchierano o dormono, comincio a parlare di politica con Hristo, e lui mi dice che per molti bulgari Gorbaciov è una figura simile a quella di Toro Seduto, il grande capo Sioux Tatanka Iyotankache per ingenuità e scarso senso della storia regala ai bianchi la resa del suo popolo, finendo poi a fare il fenomeno da baraccone nel circo itinerante di Buffalo Bill. All’ingresso del circo c’era la scritta “Pagate per vedere l’uomo che ha fatto arrendere gli indiani”. Secondo molti bulgari anche Gorbaciov, dice Hristo, voleva in buona fede fare delle riforme, ma poi il meccanismo gli si è rivoltato contro, ed è diventato una specie di fenomeno mediatico, un simbolo suo malgrado. L’unica differenza è che il Circo se lo è inventato da solo, girando per tutte le università a fare conferenze, e guadagna molto più di Toro Seduto. Sul suo biglietto da visita si potrebbe scrivere “Pagate per ascoltare l’uomo che ha distrutto l’Unione Sovietica”…. Al di là di ogni opinione politica, l’accostamento è irresistibile, Gorbaciov con le piume Sioux sopra la famosa pelata è  un’immagine surreale, efficacissima.

Tutto questo in francese, si parlava, e si rideva, io e lui, guardando scorrere i paesini bulgari al di là del vetro panoramico del pullman, la Bulgaria è ancora un paese povero, messo in ginocchio dal crollo del sistema economico socialista e dallo sbandamento degli anni successivi, ma a poco a poco la gente si riprende, le iniziative si moltiplicano, i centri storici dei paesi più antichi si rinnovano (a Veliko Tarnovo e altrove abbiamo visto molti cantieri aperti), nelle località costiere sul Mar Nero addirittura si costruiscono faraonici impianti per turisti, come il megahotel CERNO MORE (Mar Nero) di Varna, con annesso Casinò. Voglia di ricostruzione ma anche inevitabile appiattimento al modello ultraliberista che vede ampliarsi la spaccatura tra ricchi e poveri, tra città e campagne. Di fronte al “Cerno More Hotel” abbiamo visto e fotografato una straniante vecchina con fazzoletto giallo sulla testa e viso grinzoso, spuntata chissà da dove con quel suo aspetto paleoagricolo, ben diverso dalle bellezze procaci e levigate che sui cartelloni pubblicitari del Casinò giocherellano maliziose con mazzette di dollari in formato gigante. Il modello vincente sembra essere quello di Bulli & Pupe, anche qui, come in tutto il mondo. It’s the globalization, baby! 

I bulgari, come dicevo, sono spiritosi, o almeno a me così è sembrato dallo scorcio di mondo poetico e intellettuale che mi è stato dato di sbirciare. Secondo flash. Sull’aereo di ritorno verso Roma, dopo un rocambolesco giro in taxi con una poetessa belga per vedere lo straordinario monastero di Rila – ma su questo ritorneremo – apro la copia del libro del traduttore, nonché coltissimo letterato e fine analista storico, Assen Marcevski, Misteri italo-bulgari (Antonio Stango editore). Sapientemente, Marcevski ha riservato i capitoli dedicati al caso Antonov e alla storia complicata della “pista bulgara” per la fine del libro, in modo da creare il massimo della suspence. Poi in realtà si scopre che l’autore si limita ad evidenziare e smontare le incongruenze della “pista bulgara”, accogliendo una tesi già diffusa a suo tempo, secondo la quale la pista non arriva affatto alla lontana Bulgaria, è assai più corta, e potrebbe trattarsi addirittura di un sentiero interno ai giardini Vaticani, per impedire certe riforme scomode di Giovanni Paolo II in materia di gestione finanziaria e simili. Si capisce anche che Marcevski non può dire tutto quello che sa, legato com’è da lealtà professionale al fatto di essere stato traduttore di due papi e parecchi capi di Stato e di governo, sia bulgari che italiani. É nei suoi racconti di episodi e incidenti della sua vita professionale di interprete itali-bulgaro presso l’Ambasciata di Roma, per dodici anni, che si trovano le parti più saporite e a volte umoristiche del libro: ad esempio nelle sue peripezie con il politichese dei nostri ministri e giornalisti, tutti un florilegio di “convergenze parallele”,  “candidato civetta” e addirittura “governo balneare”. Leggendo ridevo da sola sull’aereo Sofia-Roma, al pensiero di come la Storia gli aveva risparmiato la traduzione in bulgaro del “celodurismo” bossiano! Marcevski si è trovato a doversela sbrogliare con la logorrea avvocatesca  del presidente Leone, con la reticenza prudente di Andreotti (varie volte lodato per il suo acume politico), con i complicati protocolli vaticani, e così via. Sono pagine tutte da leggere, e da gustare ridendo di questa nostra Italia vista dalla luna bulgara.        

Ma Assen Marcevski, oltre che di ministri e papi, è stato ed è traduttore di poeti bulgari in Italia, e in questa veste l’ho conosciuto durante le giornate del 9° Meeting Internazionale degli Scrittori, a Sofia. Ha tradotto gli autori più rappresentativi degli ultimi trent’anni di letteratura bulgara, tra i quali Lyubomir Levchev, del quale sono stati pubblicati da Bulzoni negli anni ‘70 e ‘80 tre volumi, uno anche con la prefazione di Aldo De Jaco, ex segretario del nostro Sindacato Nazionale Scrittori. Tout se tient!

Lyubomir Levchev è stato uno degli organizzatori di questo Meeting che si è tenuto dal 7 al 12 giugno al Palazzo Nazionale di  Sofia – edificio in perfetto stile socialista, funzionale e decorato con grande murales colorato –  con l’appendice di una gita a Varna, sul Mar Nero, per inaugurare un monumento dedicato al poeta francese di origine russa Alain Bosquet, nato Anatole Bisk, che ha vissuto tra la Francia e gli Stati Uniti e ha pubblicato molto sia in prosa che in poesia (è un autore soprattutto di Gallimard), ed è morto alla fine degli anni ‘90. Negli anni ‘20 da Odessa, la sua famiglia si trasferisce a Varna, sul Mar Nero, poi Anatole si sposta a lavorare a Sofia, dove vive fino al 25, quando si trasferisce a Bruxelles, mantenendo però un duraturo legame con la Bulgaria.

Alain Bosquet é stato l’ideatore e per lungo tempo il presidente dell’Academie Européenne de Poésie, nata con l’idea di riunire in un cenacolo di respiro europeo una trentina di voci significative della poesia. Tra gli italiani, al momento, soltanto Edoardo Sanguineti. L’attuale presidente é la lussemburghese Anise Koltz, autrice in tre lingue, e anche la sede dell’Academie si trova a Lussemburgo, uno dei pochi stati che ha la voglia (e la possibilità) di dare un sostegno concreto alla poesia. Al Meeting in Bulgaria partecipavano anche alcuni dei membri di questo organismo, poeti e intellettuali molto considerati sia in patria che all’estero. A parte il già citato Lyubomir Levchev, che in questa riunione dell’Académie  faceva gli onori di casa, c’erano altri autori interessanti: tra questi il norvegese Knut Odegard – che ho potuto leggere in una traduzione inglese, anzi irlandese per l’esattezza, bei libri in un formato album che ricorda in qualche modo la collana Album/Controversi ideata in Italia da Mario Lunetta. Poi il poeta turco Ataol Behramoglu, per molti anni esiliato in Francia come fiero oppositore delle strutture di potere, e oggi docente universitario e autore molto stimato. E’ da ricordare anche il poeta e prosatore svizzero francofono Alexandre Voisard, che sprizza dalle persona e dalle sue pagine un’intelligenza affilata e dissacrante, affatto disposta a prendere sul serio il suo mestiere, nonostante i riconoscimenti meritati. E altri, di cui non ho preso i libri e quindi faccio più fatica a ricordare. Ma non c’erano solo i poeti “laureati” dell’Academié: a Sofia si sono dati appuntamento (e per alcuni non era la prima volta) autori provenienti da moltissimi paesi, non solo europei: scorrendo il programma vedo autori provenienti da Russia, Ucraina, Slovacchia, Romania, Serbia, Irlanda, Grecia, Italia, Spagna (indimenticabile la vis oratoria di Manuel Munos Hidalgo, poeta e autore di teatro, e lui stesso personaggio di grande teatralità), e poi ancora Cipro, Israele, India, Montenegro, Croazia, Turchia, Azerbajian, Francia, Stati Uniti, Macedonia, Svezia, Belgio, Lussemburgo, Norvegia, Siria, Malta (il simpaticissimo docente, filosofo e narratore Joe Friggeri, con nome di origine italiana e loquela inglese impeccabile), Giordania, Moldavia e Svizzera.

Va ad onore dell’Unione dei Scrittori Bulgari essere riusciti a tenere insieme tutti questi “cavalli pazzi” in arrivo da tutto il mondo. E’ sicuramente segno di una volontà di partecipare da protagonisti al dibattito culturale. Mi auguro tra l’altro che riescano a pubblicare gli atti del convegno che si è tenuto i primi due giorni, a Sofia, sulla “Forza e la debolezza delle parole nell’epoca dell’informazione”, perché i materiali erano molti e densi, e molti purtroppo non erano facili da seguire per via di traduzioni incrociate che a volte comportavano due o tre passaggi.

Prima lasciare la Bulgaria per altre destinazioni, vorrei solo dare un’indicazione a quanti dicono che le città bulgare sono grigie e piatte. Forse è vero che nei quartieri popolari delle grandi città bulgare, come dappertutto, ci sono casermoni di cemento costruiti certo non per fini estetici. Però ci sono anche alcune cose a dir poco mozzafiato, che gli italiani ancora conoscono pochissimo, dal momento che la Bulgaria inizia adesso ad essere inserita negli itinerari turistici. Tra queste, spicca su tutte il Monastero di Rila, costruito nel x° secolo in una zona montagnosa a poco più di cento chilometri da Sofia, e ora inserito nel Patrimonio Unesco dell’Umanità. Una fortezza religiosa apparentemente austera nelle mura esterne, e che all’interno rivela archi decorati e pitture murali con scene bibliche straordinarie. L’interno della chiesa di rito ortodosso (che è impossibile fotografare) è un tripudio di icone dorate e di candele. Ci raccontava un’interprete del luogo, religiosissima, che viene spesso nelle feste natalizie per delle messe solenni, che si svolgono nella luce delle candele riflessa dalle pareti luccicanti, mentre fuori la neve arriva a parecchi metri di altezza, e a volte rende impossibile il transito per giorni. I monaci hanno anche un piccolo e spartano ostello per i pellegrini di ogni paese, a prezzi bassissimi, con la massima libertà di fare la propria vita, e di preferire le passeggiate tra i monti alle cerimonie religiose. Non sarebbe male, ogni tanto, poter scappare in posti come questo.

Tiziana Colusso