Gabriella Di Trani, nata a Parma, è recentemente scomparsa. Questo articolo e le foto sono un omaggio di Luigi Domenicucci, sodale da sempre e ora Amministratore del GABRIELLA DI TRANI MUSEUM

 www.gabrielladitrani.it

Gabriella Di Trani ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Roma, ha iniziato a esporre nel ‘77. Il suo è un linguaggio da “Luna Park metropolitano” con allusioni metaforiche e implicazioni ironiche. Realizza performances visivo-musicali che si collegano alle installazioni e alle opere pittoriche. Sperimenta la dimensione virtuale con la Macchina del Tempo: un exploit visivo tecnologico. Negli ultimi anni ha presentato ad Arte Fuori Centro 2 installazioni: SANMICHELEINISOLA, IL GIARDINO DELLE DELIZIE e la video installazione DAL MITO DI SERAPIDE ALL’ALLEGORIA DELLA PRUDENZA. Nel 2011 è invitata al Padiglione Italia della 54. Biennale d’Arte di Venezia. Sue opere pittoriche sono in vari musei e collezioni private. A Marzo/ Aprile 2018 verrà inaugurato il GABRIELLA DI TRANI MUSEUM.            

Lo studio di Gabriella diventava un luogo tabù quando iniziava un progetto, che fosse pittorico, un’installazione, una performance o una partecipazione ad un evento poetico.

Verso le 17, mai prima, si chiudeva dentro è ne usciva dopo molte ore, a volte saltando anche la cena. Unica eccezione per Belial, la nostra gatta nera che entrava e usciva da un apposito passaggio dalla finestra sul terrazzo. Al centro dello studio ci sono due tavoli posti uno dopo l’altro. Sul primo Gabriella, in piedi, dipingeva, progettava, scriveva, leggeva. A mo’ di confine tra i due una serie di barattoli di colore, tubi e tubetti, barattoli di vetro pieni di pennelli, matite, gomme, gessetti. Non gettava mai nulla e usava le matite fino a quando era possibile temperarle. Sull’altro tavolo libri accatastati, bozzetti, idee su carta, campioni di prati artificiali, un materiale che usava spesso nelle sue installazioni. In un contenitore trasparente fiori artificiali, la sagoma di un fulmine, un segno presente in molti suoi lavori, due nuvole bianche ritagliate, due retine colorate. Intorno appoggiati su mobili e mensole oggetti che Gabriella raccoglieva in giro per il mondo, dalle pignatte messicane ad una statuina di Marylin con la gonna alzata dall’aria (utilizzata poi nell’opera IM MORTALE). Su una mensola , accanto ad una coppa vinta quando ancora andava all’istituto d’Arte a Parma , utilizzata per contenere dei vecchi pennelli, la riproduzione giocattolo di Mazinga. Appesi sul soffitto due pupi siciliani. Era ed è un luogo magico dove Gabriella ha raccolto tutto il suo alfabeto iconico e il suo spirito. Curiosando tra i libri passi da W. Benjamin, a un numero speciale di Topolino, poggiato sopra i sonetti di Giordano Bruno, sotto un catalogo di segnaletica stradale. Un luogo magico perché ogni volta che entro nel suo studio , che ho cercato di mantenere esattamente cosi com’era quando ci lavorava, percepisci il suo mondo creativo e ti sembra davvero naturale passare da ET a “ un Alan un leon un cane appare” di G. Bruno. Al tramonto dalle due finestre entra una luce di colore particolare, di ombre, e per un attimo pare davvero che Gabriella stia lavorando al suo tavolo.

Luigi Domenicucci,  Amministratore GABRIELLA DI TRANI MUSEUM