di Irene Sabetta

Mi sono imbattuta in questo luogo per caso, attraversando a piedi la cittadina di Rochester, nel  Kent, in Inghilterra. D’altronde, non c’è altro modo di arrivarci se non “per caso” poiché non ci sono indicazioni ed è nascosto nel parco interno dell’Eastgate House, lungo una via laterale della High Street.  Lo chalet svizzero di Charles Dickens è  una vera sorpresa, sia  per l’ ubicazione sia per la sua stridente architettura. In un contesto di casette tipicamente british, incastonato tra facciate rivestite di mattoncini rossi, in un giardino contornato da cespugli di lavanda, si staglia  questa  strana costruzione, come un oggetto fuori posto.

Attualmente ad aumentare il fascino misterioso dello chalet è la sua inaccessibilità ai visitatori ai quali si presenta come uno scrigno chiuso, un involucro misterioso da ammirare soltanto dall’esterno. In effetti, lo chalet custodisce il segreto della creatività di Charles Dickens perché è qui che lo scrittore, per circa cinque anni,  si è ritirato a scrivere  i suoi romanzi. L’edificio non aveva altra funzione se non quella di accogliere ed ospitare Dickens in fase creativa, era il suo studio a forma di casetta alpina.

Oltre allo stile esotico e “fuori luogo” dell’edificio, c’è un altro particolare curioso che  lo rende  singolare. Lo chalet è il dono prezioso e inusuale dell’ amico attore, Charles Fetcher, allo scrittore, amante della Svizzera e, soprattutto, del paesaggio alpino. Lo chalet arrivò in Inghilterra in 58 casse e fu montato nel giardino della casa di Gad’s Hill, a due kilometri di distanza da dove ora lo chalet è stato spostato. Il regalo di un amico! Davvero roba di altri tempi.

Nel suo “rifugio” Dickens scrisse alcune delle sue opere più acclamate, Little Dorrit, Great Expectations, A Tale of Two Cities, Our Mutual Friend e il romanzo incompiuto The Mystery of Edwin Drood. Fu qui che trascorse gli ultimi giorni della sua vita.

Di solito, visitare i luoghi cari agli artisti, le loro abitazioni, i loro studi permette di raccogliere dettagli che, in qualche modo, illuminano aspetti delle loro opere o del loro sentire. L’opportunità di osservare gli oggetti, il modo in cui essi si dispongono nello spazio, guardare le foto ci rivela qualcosa di loro: gusti,  idiosincrasie, inclinazioni, preferenze.

In questo caso, lo chalet non è visitabile eppure, nella sua peculiarità tutta esteriore, ci racconta molto dell’autore Charles Dickens, e non solo. Innanzitutto è testimonianza della passione  dilagante nel mondo anglosassone dell’epoca per la Svizzera e, in particolare, per il suo paesaggio. La voga per il bello sublime aveva investito questa regione di un’ aura di fascino e mistero irresistibile. L’amore di Charles Dickens  per i monti e i panorami mozzafiato della Svizzera, era iniziato negli anni ’40, in seguito all’ attraversamento del Passo del San Gottardo, mentre era diretto in Italia. La sua passione, che proseguì per oltre vent’anni, coincideva con un momento di grande sviluppo e popolarità del paese, dovuto all’ampliamento della rete ferroviaria, alle opere di artisti come Turner e Ruskin, che ne esaltavano le bellezze, e anche alla costruzione di numerosi sanatori. Nelle Alpi svizzere ce n’era davvero per tutti: gli artisti vi trovavano ispirazione, gli sportivi attività da svolgere sui monti e i malati aria buona e salubre che guariva i polmoni. Pertanto, l’interesse dello scrittore inglese, scaturito dalla sua personale, romantica propensione per la bellezza sublime, si accordava ad  una curiosità generale per le Alpi che rendeva le sue storie di ambientazione alpina assai gradite ai lettori (e sappiamo quanto Dickens tenesse al successo di pubblico).

Lo chalet testimonia il suo gusto per l’esotico, evidente  nella sua produzione narrativa caratterizzata dalla combinazione di elementi familiari e richiami a mondi lontani, dall’intrecciarsi di realismo critico e spunti fiabeschi: l’esotica baita alpina nel giardino sotto casa, posizionata in modo da poter scorgere in lontananza l’acqua del Tamigi, godere l’ombra dei cedri e sentirsi come un fanciullo nella sua casetta sull’albero.

Ma la cosa che più di tutte  vorrei sottolineare, è la provenienza dello chalet: esso è  il regalo di un amico. Nel 2021, con le dinamiche relazionali sottosopra e una diffusa scarsa fiducia nell’affidabilità dell’altro, sembra impossibile che un amico possa esaudire i nostri sogni, con generosità e slancio. Lo chalet svizzero di Dickens è segno evidente della rilevanza delle relazioni sociali e del valore dell’amicizia, non soltanto nella biografia dello scrittore, ma nell’intera società ottocentesca. Egli desiderava un posto tutto per sé dove rifugiarsi ad inventare storie e che evocasse l’amato paesaggio alpino ed un amico gli regala il suo sogno.

Lo chalet non è solo la residenza creativa di uno dei maggiori scrittori europei ma un promemoria di legno e mattoni che l’amicizia esiste.