Da un padre bianco ed un piccolo bicchiere d’acqua di vita andalusa sono nato. Nato da una madre, figlia di una figlia di quindici anni del distretto di Percheles , a Malaga, quel bel toro che generò la mia fronte coronata di gelsomini. (P. Picasso, traduzione I. Sabetta)

casa natale di Pablo Picasso a Malaga

casa natale di Pablo Picasso a Malaga

Nella casa di Plaza de la Merced, a Malaga, Pablo Picasso visse solo per i primi tre anni della sua lunga vita. Eppure, visitandola, ci si accorge che c’è qualcosa, in questa dimora, che la connota come residenza creativa. I primi trenta mesi della nostra esistenza sono fondamentali per quello che diventeremo; è allora che si riceve l’imprinting e il regista occulto prepara per noi la scena e la parte che dovremo recitare. Come scrive il poeta inglese William Wordsworth, “The child is father of the man”, il bambino è padre dell’uomo.

Nella casa natale di Picasso, tra le suppellettili borghesi, i cimeli di famiglia e il salotto buono, si intravedono i semi del futuro artista piantati dal padre nell’immaginazione e nella sensibilità del fanciullo. E’ come se, in questo spazio limitato, il padre preparasse con stimoli ben precisi ed una cornice studiata, il futuro di suo figlio. E tutti gli stimoli, predisposti per lui con cura paterna, verranno accolti dall’artista maturo. La casa ci racconta non solo degli antecedenti dello sviluppo artistico di Picasso, i suoi presupposti, ma anche di un rapporto molto importante per lui e per la sua formazione. Si percepisce qui, nella sua casa natale, l’importanza del rapporto con il padre sebbene, durante il corso della sua lunga e movimentata vita, saranno le donne ad avere un ruolo dominante.

José Ruiz Blasco, padre di Pablo, insegnava disegno all’Accademia San Telmo dove era stato a sua volta studente. Era un artista accademico e tradizionale e, nella veste di insegnante, riteneva che una corretta formazione non potesse prescindere dall’esercizio disciplinato della copia dei maestri e della riproduzione dal vivo del corpo umano. Questa passione per il dettaglio naturalistico è presente nei primi disegni di Picasso. Quello che può sembrare spontaneo ed immediato nella sua pittura è frutto di un lungo tirocinio e già a sette o otto anni, sotto la guida attenta di suo padre, l’artista bambino si sforzava tenacemente di raggiungere, mediante serie infinite di schizzi, una replica esatta della realtà. Pablo mutuò dal padre, non solo lo spirito di osservazione ed un metodo di lavoro puntiglioso, ma anche i soggetti e i temi pittorici più incisivi e ricorrenti della sua immensa produzione: i tori ed i toreri, i piccioni, le colombe, i danzatori di flamenco. Gli stessi identici temi cari a suo padre, come si capisce dalle foto e dagli oggetti in mostra nella casa di Plaza de la Merced.

Al centro del salotto, campeggia un dipinto di José Ruiz che ritrae una colombaia con otto piccioni (o colombe che dir si voglia), i quali devono essere sembrati infiniti ed infinitamente belli al bambino Picasso. José allevava piccioni e gli amici lo chiamavano El Palomero, Pablo dipinse colombe per tutta la vita e la sua litografia “La Colombe” è diventata simbolo universale di pace.

L’altra passione-ossessione che Picasso ricevette in dono dall’educazione paterna, ed è testimoniata dalle cose sparse nell’abitazione, è la corrida. Le tracce presenti nella casa, pur riguardando la famiglia di appartenenza più che il pittore stesso, sono indicative del suo percorso.

Forse è l’ammirazione per suo padre che spinge il giovane pittore a dipingere quello che lui amava di più. O forse a José piaceva così tanto condividere il tempo con il suo primogenito, in cui l’occhio esperto aveva già intravisto il grande artista, che volle portarlo con lui alla Plaza de toros de La Malagueta non appena il bimbo imparò a camminare, influenzando così tanto le sue preferenze. Nell’arena Picasso vide per sempre la dimensione duale della vita: amore ed erotismo, violenza e purezza, vittime e carnefici, luci ed ombre. Grazie a suo padre, ebbe accesso a queste visioni ed imparò, fin da piccolissimo, il mestiere e l’arte della pittura. Nel suo studio, sotto la sua guida, apprese come riporre i pennelli e la pazienza; in giro con lui, per le vie di Malaga e a Malagueta, dandogli la mano, imparò l’amore per i tori ed i piccioni e a pensare per immagini.

Qui, al numero 36 di Plaza de la Merced, il 25 ottobre del 1881 nacque, Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Picasso e, nonostante in seguito sceglierà di portare solo il cognome di sua madre, l’artista nacque nel nome del padre.

Irene Sabetta (poetessa, insegnante, viaggiatrice)