A Key West, una goccia di terra nel mare tra l’Oceano Atlantico e il Golfo del Messico, al termine di un’autostrada che corre sull’acqua per 160 kilometri, nel punto più a sud degli Stati Uniti, a poche miglia  da Cuba, si trova la casa di Hemingway. Arrivare fin laggiù è una scommessa contro il caldo e le piogge, la distanza e l’idea di perdersi in un orizzonte celeste senza fine. Invece, tra nuvole azzurre  e mare ancora più azzurro, nella macchia verde acceso delle mangrovie e delle iguane sui tronchi, ci si ritrova. In una stradina laterale, svoltando a sinistra lungo la via principale, ci si ritrova nella casa in cui il più viaggiante degli scrittori fissò la sua dimora dal 1928 al 1940. Elegante, l’unica sull’isola ad avere una cantina per conservare i vini e la prima ad essere dotata di una  piscina d’acqua di mare. Una casa fuori dal comune in un luogo fuori dal mondo. Qui l’immaginazione si fa dinamica ed avviene quel miracolo dei sensi e della mente per cui è facile e naturale sentirsi come a casa propria. E’ per questo che prima ho usato l’espressione “ci si ritrova”. I mobili e le suppellettili di provenienza europea, le ceramiche francesi, i gatti polidattili con sei dita che sonnecchiano ovunque, dentro e fuori la casa,  l’atmosfera esotica del giardino e le foto ai muri dello scrittore rendono il luogo familiare e accattivante al tempo stesso. Insomma, è un posto in cui ci si sente bene, è accogliente e stimolante. Nel cuore della casa, lo studio dove Hemingway lavorava tutti i giorni dalle sei di mattina fino a mezzogiorno. Contrariamente a quanto si può pensare, è qui che scrisse la maggior parte delle sue opere e non in giro per il mondo: Morte nel pomeriggio, Avere e non avere, Verdi colline d’Africa, Per chi suona la campana. Persino Addio alle armi. Non lontano dalla famiglia, dunque, in qualche luogo sperduto ed esposto al pericolo ma comodamente seduto alla scrivania o sul divano in questa stanza luminosa e ordinata che oggi appare come la perla custodita nello scrigno che è la casa.

E’ un percorso euristico quello che conduce alla casa di Hemingway, una scoperta per tappe: si scopre prima la bellezza di Key West, come dice il nome, la “chiave dell’occidente” o la “chiave ad occidente” che apre la porta di accesso al mondo privato di Hemingway, la sua abitazione,  con le sue ceramiche, i suoi candelieri, i suoi gatti per arrivare infine allo studio, il luogo fisico in cui i forti stimoli ambientali  ed il talento creativo dello scrittore hanno dato vita, incontrandosi, a tante storie.

Qui convergono luoghi lontani, reali e immaginati, eppure familiari perché tutti abbiamo, più o meno, frequentato i romanzi di Hemingway. Alla fine dell’itinerario ci si ritrova a fantasticare, con una forte sensazione di nostalgia che si fa più netta al momento della partenza. La stessa nostalgia che si prova tornando là con la mente.

Irene Sabetta

(docente di lingua inglese, poetessa)