La Casa das Rosas, ora Spazio Haroldo de Campos per la poesia e la letteratura.

Tra i grattacieli svettanti con le pareti a specchi verticali  dell’Avenida Paulista, arteria pulsante della città di San Paolo del Brasile, si trova un giardino con al centro una villa  a due piani, in stile modernista.

E’  la Casa das Rosas. Progettata e costruita nel 1928 in stile francese dall’architetto più in voga del periodo, Azevedo, la casa fu eretta nella zona  della città dove i ricchissimi commercianti di caffè avevano fissato la loro dimora e la base dei loro affari. Dal 1935 al 1985, la Casa delle Rose fu abitata dalla famiglia Azevedo. Quando  in seguito,  l’Avenida si trasformò in una via superaffollata, con torri e palazzi moderni occupati da banche ed uffici finanziari, la villetta con il giardino sembrò destinata ad essere fagocitata dall’anima commerciale della città. E invece qualcosa accadde per cui il sacrificio delle rose e dell’eleganza discreta fu scongiurato, la casa fu dichiarata monumento nazionale di interesse pubblico e l’edificio, ormai malconcio, divenne un fiorente centro culturale. Un vero miracolo per i nostri tempi post-industriali, poco amanti delle rose e irrispettosi delle cose piccole e raffinate. Nel 1991, dopo un accurato restauro, la Casa fu di nuovo inaugurata in occasione del centenario dell’apertura della via principale della città, hub culturale e arena  di democrazia e pluralismo, palcoscenico a cielo aperto dove la diversità si spera possa continuare ad esprimersi senza censure, nonostante i tempi avversi. In questa strada, simbolo di inclusione e dinamismo, la Casa das Rosas costituisce la quintessenza della metropoli brasiliana; essa racchiude in sé il passato della città, nella sua architettura, e l’indole trasformista e ipercinetica dei suoi abitanti, nelle cose e nelle attività che essa ospita.

Oggi, la Casa delle Rose è molto più di un centro culturale, è la casa della poesia. Nel 2004, dopo un periodo di chiusura, riaprì i battenti con un nuovo nome e una nuova missione: Spazio Haroldo de Campos per la poesia e la letteratura. In sintonia con la vocazione sperimentale del luogo, la casa veniva intitolata al poeta d’avanguardia che negli anni sessanta introdusse la poesia concreta nel panorama letterario di San Paolo e fu autore di testi sospesi “acrobaticamente tra eccesso barocco e geometrica essenzialità” (cit. M. Rizzante):

e inizio qui e misuro qui questo inizio e riinizio e qui mi auspico
quando si vive sotto la specie del viaggio ciò che importa non è il viaggio
ma l’inizio del per questo misuro e per questo inizio a scrivere
mille pagine scrivere milleunapagina per finirla con la scrittura per
cominciarla con la scrittura per fin’iniziarla con la scrittura per ciò
ricomincio per questo mi oscuro per questo fingo scrivere sullo scrivere 
…..

da 1963 (traduzione dal portoghese di Daniela Ferioli)

La scelta di dedicare la casa della poesia più importante del Brasile ad un poeta d’avanguardia, racconta molto dello spirito avventuroso e spericolato di questo paese e trovo che sia stato un atto di resistenza e di coraggio scegliere come icona della poesia, non un poeta della tradizione ma uno scrittore che ha fatto del rinnovamento  e della trasformazione la sua costante pratica d’artista.

Nume tutelare e genio ispiratore della Casa das Rosas, De Campos custodisce qui il diritto a sperimentare nuovi linguaggi e a giocare con le parole, senza seguire le leggi del mercato.

In questo luogo protetto, tra le banche e i grattacieli, trovano spazio laboratori di scrittura creativa e di critica letteraria, letture pubbliche, dibattiti e, soprattutto, attività di promozione dell’opera di poeti e scrittori che, altrimenti, sarebbero ignorati dal grande pubblico e resterebbero nell’ombra.

Dalle 10.00 alle 21.00, tutti possono entrare liberamente e provare a rispondere, ciascuno secondo le proprie inclinazioni, alle domande che la Casa pone mediante le sue  attività multidisciplinari: cosa sono la poesia e la letteratura? Che relazione hanno con le nostre vite? La mostra permanente sull’opera di Haroldo de Campos e le conversazioni sulla sua scrittura, aprono di continuo nuove prospettive sulla libertà della creazione poetica e le innumerevoli risorse che alimentano la  poesia concreta. Non un museo, quindi, e neanche un centro per conferenze ma, piuttosto, un’officina culturale ed un laboratorio permanente a cui partecipare non come visitatore ma sentendosi un abitante della casa. Non si pagano biglietti e non occorre essere invitati: si entra e basta. Ci sono attività per le famiglie, i bambini e gli studenti, tutte ispirate al principio di base che chiunque arrivi diventa parte attiva di un processo creativo, assumendo la piena autonomia di scelta e di pensiero.

Nella Casa delle Rose, oltre a divulgare la poesia, la letteratura e l’arte in genere, si incoraggiano la lettura e la creatività, unendo la colta erudizione degli accademici, che tengono là le loro lezioni, e lo spirito rivoluzionario degli sperimentatori di tutte le forme artistiche che vi trovano accoglienza. Come è proprio della poesia, la Casa ad essa qui dedicata  è il luogo stesso della trasformazione, dove gli opposti possono incontrarsi e  non solo.

La volta in cui io l’ho visitata, la Casa das Rosas ospitava l’iniziativa di una associazione di volontari che offre servizi “superflui” gratuiti alle persone meno abbienti della città. Quel giorno, nel giardino delle rose, appena fuori da quello che in Europa sarebbe un tempio inviolabile di sacralità letteraria, erano stati allestiti banchi da parrucchiere e postazioni per trucco e manicure. Una folla di festanti donne in t-shirt dai colori sgargianti si  dava un gran da fare tra spazzole, pettini e capigliature da acconciare. Una vera festa di banale entusiasmo e di colori fluo che si mescolavano con la poesia racchiusa nei volumi di de Campos. Nella mia percezione, sentivo la parola poetica tracimare dalle pagine e accordarsi, nell’aria, alle risate e alle spazzole per capelli, in un luogo in cui la distanza tra il dentro e il fuori, tra la poesia e il quotidiano, tra  l’invenzione e la banalità veniva annullata e la relazione tra la letteratura e le nostre vite resa, semplicemente, un dato di fatto. Che sia questa la poesia concreta?

Irene Sabetta