La Casa degli Artisti di Sant’Anna del Furlo è posta in una natura splendida e ancora in parte selvaggia, non lontana dal Parco del Furlo. Abbiamo voluto farci raccontare la nascita di questa “scommessa d’arte” dai due ideatori, la giornalista e scrittrice Andreina de Tomassi e il fotografo Antonio Sorace.

D – Voglio iniziare da un’opera di Land Art che ho visto in questi giorni sul sito della vostra associazione, la Casa degli Artisti di Sant’Anna del Furlo, a Fossombrone, nelle Marche, vicino alla riserva Statale Gola del Furlo.  E’ un’opera intitolata “La Porta di Giano”, dell’artista Walter Zuccarini, costruita con paglia biologica, ed affacciata sulla natura, ieratica e misteriosa come una soglia alchemica verso l’armonia tra arte e natura. Mi pare che questa immagine sia molto efficace per iniziare a parlare della vostra iniziativa, una Casa degli Artisti, che è insieme residenza e museo, sede di festival e luogo di riferimento permanente. Come è nata, con quali progetti e quali occasioni, la Casa degli Artisti?

R – La Casa degli Artisti è un’associazione culturale nata nel 2011, per volontà di due professionisti, Andreina De Tomassi, giornalista, e Antonio Sorace, fotografo, che hanno lasciato la metropoli per trasferirsi (nel Duemila) nelle Marche, al Passo del Furlo. I due “conduttori/titolari” avevano già svolto attività culturali in seno all’associazionismo urbano, poi, hanno “trasferito” la loro voglia di Impresa culturale dal basso, anche in un piccolo centro, come Acqualagna e in seguito, dal 2008, nel borgo di Sant’Anna del Furlo, nella provincia di Pesaro-Urbino. L’idea della Residenza Creativa era venuta in mente loro visitando L’Arboreto di Mondaino, e, prima ancora, avevano conosciuto l’attività di Land Art sui Nebrodi a Fiumara d’Arte del mecenate siciliano Antonio Presti. Unendo queste due formule, residenza più Passeggiata d’arte, è nata la LAND ART AL FURLO, giunta nel 2015 alla VI edizione.
Gli artisti, finora, sono stati chiamati grazie a un tam tam di conoscenti e anche grazie ai consigli di vari curatori artistici, ma dal 2014, la Land Art ha una curatrice professionista, la docente urbinate di Storia dell’Arte Contemporanea Alice Devecchi. Gli espositori open air vengono ospitati gratuitamente presso la Casa, hanno stanze con bagno, sale incontri, sale ludiche, cucine interne ed esterne. Vengono la prima volta per il sopralluogo, per “sentire” il territorio, capire il paesaggio, poi tornano per preparare e montare l’opera e tornano per il finissage a riprendere l’opera o lasciarla definitivamente in questo spazio, che in quattro anni si è trasformato in un PARCO-MUSEO e ha oltre cinquanta opere in permanenza. L’artista, ha tutto il tempo a disposizione, gli spazi necessari, e spesso anche i materiali a disposizione. C’è un laboratorio aperto con tutti gli strumenti utili. Il confronto tra gli artisti è continuo, non solo durante l’esposizione, ma anche durante l’anno e tramite la pagina Facebook (“CASA DEGLI ARTISTI”); non ci sono limiti d’età per i partecipanti, dai vent’anni del giovane studente di Belle Arti fino agli 85 del decano. Il pubblico, nel mese dell’esposizione en plain air è sempre curioso e attento, incontra gli artisti, chiede informazioni, tocca l’opera, reso libero dagli impacci museali, la fotografa, porta altri amici a far vedere la sua “scoperta”. Non è raro che qualche amante di arte contemporanea si accordi con l’artista per l’acquisto successivo di una sua opera. Contrattazione che non avviene mai durante la rassegna perché qui regna il costume del gratuito, del superfluo, al limite dell’inutile sublime.
Infatti qui non girano soldi né sponsorizzazioni, la Casa non riceve sovvenzioni pubbliche, si autosostenta con le quote sociali (10 euro all’anno) e un po’ di mecenatismo da parte dei proprietari della Casa che fu abitata dagli operai dell’Enel, e una vasto ed emozionante volontariato culturale. La cultura del luogo, diremmo “anima” se non fosse troppo inflazionata, è tenuta in gran conto dai “titolari” e dagli “attori”. La Gola del Furlo, che è anche Riserva Statale, è troppo suggestiva e “sconvolgente” per non rimanere per sempre irretiti nella sua bellezza selvaggia. Per approfondire il territorio e i suoi abitanti, non solo umani, tutti gli anni, via via, sono stati chiamati storici dell’arte, botanici, archeologi, antropologi, ecologisti, ornitologi, ecc.. per sviluppare negli incontri, tavole rotonde, seminari, i temi legati al paesaggio.
La Casa è anche una sorta di Agenzia culturale della zona: ha cooprodotto un video (Erbastella del regista romano Silvio Montanaro) di tipo antropologico dedicato a un’eremita ricercatrice di erbe spontanee, della zona; Loretta Stella ha coprodotto un CD musicale (La Casa degli Artisti) grazie alla residenza dei musicisti che hanno potuto registrare a piacere tre giorni di musica totale; offre tutti gli anni un catalogo ragionato della rassegna più un’infinità di materiale divulgativo e informativo, dai manifesti alle locandine alle cartoline. Ogni anno, durante la Land Art, viene istituito un Info-point dove tutti gli artisti lasciano i loro cataloghi, brochure, inviti, a libera consultazione del pubblico. Nella casa tutti gli ospiti trovano cartine della zona, depliant, calendari di manifestazioni e, naturalmente, libri di cultura locale.
Ma non solo l’Arte è nelle corde dell’associazione culturale, oltre al Cinema e alla Musica, la Casa organizza una Biennale di Poesia di grande seguito, al Passo del Furlo chiamata La Zattera dei Poeti. Tutte le attività dell’associazione, che cominciano con la festa di autosostentamento del Primo maggio, e finiscono alla fine di settembre, hanno un vasto favore dei media locali e nazionali. Entrambi i “conduttori” sono molto sensibili all’aspetto ecologico interno/esterno alla casa, difendono la biodiversità e sono agricoltori custodi di una trentina di alberi da frutto antichi. L’attività della Casa degli Artisti è stata felicemente coronata da una tesi di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali dall’Università di Urbino, tesi che è stata trasformata in un bel libro di recente pubblicazione. La Residenza creativa, per noi, è una politica culturale gestita dal basso, privata e indipendente. Gli artisti, da sempre hanno avuto corti, palazzi, salotti, aperti alla loro creatività, ma anche trattorie, bar, enoteche, bistrot disposti a ospitare gli squattrinati artisti magari in cambio di uno schizzo a matita sulla tovaglia di carta. Che faceva il Duca da Montefeltro nel suo palazzo? O Madame de Stael? O il proprietario dell’enoteca Buccone a Roma? Aiutavano gli artisti, per lo più poeti, musicisti, pittori, a sbarcare il lunario; per i creativi di ogni epoca c’era la possibilità di non pensare al mantenimento e per i mecenati l’onore e l’orgoglio nell’aiutare un artista; (nelle corti rinascimentali, ma anche in seguito, scattò anche una sorta di concorrenza). Perché si sa, l’Arte rende più leggero il peso della vita. Forse regala un senso, forse “cura”, e quasi sempre solleva da terra.
La cultura del Sessantotto ci ha donato l’indifferenza al potere, la voglia di riappropriazione dal basso dei BENI CULTURALI, che sono BENI COMUNI, la ricerca di una offerta culturale sanamente popolare, come la intendeva Gramsci. Per noi Arte è curiosità, condivisione, stupore. È una freccia, è un pensiero altro, è un’infinita domanda di senso. Accogliere gli artisti (finora, in quattro anni sono passati scultori, pittori, videomaker, amanti delle installazioni, performer, videoartisti, poeti, scrittori, musicisti, ceramisti, designer, calligrafi…) ci riempie di gioia, ci porta il mondo dentro casa; ci sentiamo utili, impegnati, altruisti, sognatori. Crediamo che sia utile per loro conoscere una bellezza così struggente come il Furlo e per il territorio sia altrettanto utile avere delle persone speciali che vanno in giro a conoscere questi paesaggi, le memorie mezzadrili, le colline del Montefeltro, le rocche fortificate. Già, le rocche. E non è forse una forma di “arroccamento” questa voglia di Residenze Creative? Un moderna arcadia per artisti, un’aristocrazia popolare? Perché certo il mecenatismo individuale ha un costo (noi siamo due pensionati), ma quale ritorno incommensurabile abbiamo? Mille metri quadri di casa che in estate diventano una babele teatrale e tutto il Parco pieno di opere, di installazioni, di “segni”. E vedere intere famiglie e gruppi di stranieri che passeggiano liberamente nel giardino, nel bosco, a scoprire le opere più nascoste è una gioia che non ha prezzo.

D– Ho letto che all’inizio c’era uguale attenzione per l’arte visiva e per la poesia: a quest’ultima era dedicata l’iniziativa “La zattera della poesia” e il progetto di residenza per scrittori. Ora sembra che questa parte dell’iniziativa sia bloccata, ma mi interesserebbe sapere intanto quali sono stati i poeti e le idee che hanno caratterizzato le edizioni passate e le residenze, e se ci sono possibilità di riavviare nel futuro il settore letterario accanto a quello delle arti visive.

R- Abbiamo organizzato la prima edizione della “Zattera” nel 2011, allora curatrice era stata prescelta la giovane poetessa Franca Mancinelli, ora al secondo libro di poesie, accolta con entusiasmo dalla critica. Abbiamo scelto un luogo incantevole. la Golena del Passo del Furlo, sul fiume Candigliano nella provincia di Pesaro-Urbino, regione Marche. Vennero molti poeti marchigiani, ma anche dal resto d’Italia, tutti ospitati presso la CASA DEGLI ARTISTI DI SANT’ANNA DEL FURLO. La seconda edizione, nel 2013, il reading è biennale, a curare gli inviti è stato chiamato Loris Ferri, anche lui giovane promessa della poesia italiana e apprezzato dalla critica. Organizzammo una “Processione Poetica” a suon di fisarmonica lungo la consolare Flaminia al Passo del Furlo, i poeti furono il doppio della prima edizione, e l’evento riuscì benissimo. Nel 2015, a causa di una frana sulla Flaminia, la III edizione è saltata, era stato già scelto il curatore: Massimo Raffaeli, critico letterario, firma di autorevoli quotidiani e voce narrante di Radio Tre sui temi della poesia internazionale. Abbiamo ripiegato su un seminario, condotto sempre da Raffaeli, dal titolo: “Ci vuole orecchio..” incentrato sui rapporti Parola e Musica, hanno partecipato una decina di giovani poeti e per due giorni alla Casa degli artisti la vita è andata in rima baciata…

D –  Vi è mai capitato di conoscere o frequentare una Residenza per Scrittori o Artisti in altre parti dell’Italia o all’Estero? Ci sono state esperienze di iniziative simili che vi hanno orientato o rafforzato nella decisione di creare una Casa degli Artisti?

R- No, non le conosciamo, sapevamo di una Casa degli Scrittori a Budapest dai racconti del compianto Gianni Toti, ma non ne abbiamo mai frequentata nessuna. L’idea della Casa e Residenza creativa è legata all’esperienza siciliana di Antonio Presti, con la sua Land Art più lunga d’Europa, e dalla conoscenza de L’Arboreto di Mondaino, residenza per danzatori e teatranti

D: L’aspetto legato all’ecologia come tutela e rilancio del paesaggio mi sembra molto importante nel vostro progetto, ed è sicuramente uno dei modi principali che può contribuire a ridare senso all’operato artistico e culturale in genere, cercando di ricucire il dialogo tra opere dell’uomo e opere della natura

R: Nel nostro Statuto c’è scritto: salvaguardare la biodiversità e promuovere l’arte sostenibile, e a queste regole auree ci atteniamo. In particolare abbiamo curato il progetto legato al Parco Botanico-Culturale Di Sant’anna Del Furlo. In località Sant’Anna del Furlo (Fossombrone) c’è un Parco Botanico-Culturale fruibile dal pubblico, con un’alta valenza istruttiva, sito d’interesse didattico anche per scolaresche e turisti. La finalità è quella di recuperare e valorizzare il patrimonio botanico autoctono, inserito nel proprio ambiente naturale, l’incalcolabile valore di biodiversità, e di mostrare un percorso artistico parallelo, contrappuntato dalle opere che gli artisti hanno già posto e collocheranno stabilmente, nel Parco, dando così vita ad un armonico ambientale. Sia per la parte naturalistica, che artistica, il Parco potrà essere visitato dalle Scuole per costruire percorsi didattici dal vivo.
Il Parco Botanico-Culturale è in pianura, a 100 mt s.l.m., si trova alle pendici del Monte Paganuccio, che con il Monte Pietralata formano il grande canyon della Gola del Furlo. Siamo nella Riserva Naturale Statale Gola del Furlo, in località Sant’Anna del Furlo, comune di Fossombrone, provincia di Pesaro-Urbino. Il posto, si raggiunge dalla superstrada Fano-Roma o dalla Statale Flaminia, a venti minuti sia da Fano che da Urbino. Dopo l’antico Borgo di Sant’Anna, notevoli le torri colombaie del Cinquecento, già censite dall’architetto Volpe, si arriva nel Bosco di Sant’Anna, esempio vivo di macchia mediterranea, che non ha MAI subito il rimboschimento di conifere non autoctone. Sotto, a trenta metri, scorre il Candigliano e lungo le sue sponde notevole è la vegetazione erbacea e igrofila. Ma tutto il luogo è di grande importanza paesaggistica da vari punti di vista: geologico, paleontologico, floristico, faunistico. E’ il regno dei rapaci notturni e diurni, paradiso dei birdwatchers. Da qui, si raggiunge percorrendo una strada panoramica, la Diga del Furlo. Non distante, c’è la vecchia e magnifica Cava di Sant’Anna che attende di essere rinaturalizzata e aperta agi studiosi, anche questo, un possibile parco geologico, un Teatro naturale.
Nel Parco Botanico sono già in sito, dal 2007, 30 alberi di frutta antica, tra le mele: Fiorentina, Verdacchia, Oleata, Culo d’asino, Brutta e Buona, Conventina, Roggia, Broccaia, Sona, tra le pere: Somentina, Ghiacciola, di Tiberio, Santa Maria, Volpina, la Tonda d’inverno, Giugnina, più un Mespolo Germanicus, e poi, giuggioli, ciliegi, pruni, susini, un corbezzolo, un corniolo, vari fichi, tra cui il Fico della Goccia, varie pesche, tra le quali la pesca sanguigna nera. Da segnalare anche le rose antiche del Montefeltro dalla collezione di Rosetta Borchia, le roselline bianche-gialle rampicanti, il gelsomino giallo, tutte varietà autoctone. E’ presente una varietà innumerevole di erbe “mangerecce” e officinali, tra le erbe rilevanti, endemiche: la lattuga perennis (le mandrelle del Furlo), la moheringia papulosa, il tafanii, il litospermum ceruleo, numerose varietà di felci, etc.. Tra gli arbusti, tipici e autoctoni l’Albero di Giuda, lo Scotano, il corniolo, ginepri, etc.
Inutile menzionare fra gli alberi d’alto fusto le querce secolari, i lecci, i frassini, i noci… Tutto questo patrimonio botanico sarà ovviamente oggetto di studio e di catalogazione, con il susseguente apparato didattico di didascalie, sentieri, cartellonistica. Per ciò che riguarda il Parco Culturale, sono già presenti dal 2010 più di 50 opere di Land Art che vanno a formare un vero e proprio Museo a cielo aperto e che sarà implementato ogni anno dalle opere che gli artisti doneranno al Parco nella nostra annuale rassegna di Arte en plain air. (siamo giunti alla VI edizione della LAND ART DEL FURLO). Anche per queste opere, come per il parco botanico, sarà necessario un apparato didattico-esplicativo con didascalie esaustive sull’autore e sull’opera. Per la Casa, (che è una residenza creativa, cioè ospita gratuitamente gli artisti), è nostra intenzione verificare se può rientrare nella schiera della Dimore Storiche, essendo stata costruita nel 1919 in uno stile Liberty razionalista. Anche questa, può essere fruibile per la cittadinanza, su appuntamento, visto che è anche la nostra residenza; ci sono molte opere d’arte contemporanea e c’è un piccolo patrimonio librario, più di duemila volumi, rilevanti le collezioni di Cinema, di Letteratura, di Enogastronomia, di Paesaggio. Nel Parco culturale, oltre alle opere d’arte all’aperto e al chiuso, alla Casa, alla biblioteca, non si può non includere la Diga del Furlo. Maestoso esempio di architettura industriale del 1920, una delle poche rimaste in Italia con un ventaglio in calcestruzzo completamente connaturato con il paesaggio circostante. Ecco, il Paesaggio della Gola del Furlo vale da solo una visita, questa “orrida bellezza” che ha stupito da sempre i visitatori, gli scrittori i poeti. Sulla Gola del Furlo con annesse gallerie stradali, quella Romana e quella Pre-Romana, altro lavoro ciclopico, sarebbe necessario un sforzo di documentazione, ricerca, catalogazione per costituire un Fondo Furlo, (scritti, documenti, foto, video, film) che a tutt’oggi manca e sarebbe invece preziosissimo.

 D –  Il capitolo spinoso dei finanziamenti. Qual è la vostra esperienza in merito? Sarebbe possibile secondo lei creare un “pressing” culturale di autori, artisti e operatori per indurre lo Stato a finanziare iniziative come le Case per Scrittori o per Artisti, come motore anche di turismo culturale e sostenibile?

R – Il ministro Franceschini sta tentando con l’Art-Bonus di richiamare l’attenzione dei privati sulle iniziative artistiche, ma non ne conosco la portanza e l’effetto. Noi ci autosostentiamo, siamo un ossimoro vivente: due pensionati-mecenati. Qualcosa ci viene dalle quote sociali, 10 euro l’anno, e moltissimo dal Volontariato Culturale che ci segue con passione! Pressing? Non credo. Finchè l’Italia non capirà che deve puntare sulla Cultura, Cibo e Paesaggio, non ci saranno provvedimenti pubblici. Può darsi che l’EXPO milanese abbia innescato un processo di rivalutazione del nostro immenso patrimonio culturale, enogastronomico e paesaggistico. Ma è presto per calcolarne gli effetti.

CASA DEGLI ARTISTI 
Sant’Anna del Furlo
61034 – Fossombrone (Pesaro-Urbino)
tel. 342 3738966
http://www.casartisti.com/
http://www.landartalfurlo.it
casartisti@gmail.com