Ospitiamo con piacere la riflessione un intervento teorico di Carlo Infante, esploratore di linguaggi e territori, o per meglio dire “changeMaker, presidente di urban experience, progettista culturale e docente free lance di performing media”. Lo conosco dagli anni ’80, e posso testimoniare che ha saputo attraversare cambiamenti socio-culturali epocali, senza farsi trovare impreparato, senza farsi spazzare via dalle ondate, senza rimanere attaccato a pensieri ormai vetusti. (T.C.)

Uno dei migliori modi per interpretare i radicali mutamenti in atto è quello di cercare di ripristinare quel senso naturale delle cose che si sta perdendo progressivamente, da almeno tre generazioni.

Non è quindi un problema connesso allo sviluppo delle tecnologie digitali come alcuni cercando di far intendere ma di modelli di sviluppo che nell’ultimo mezzo secolo hanno sfiancato il nostro sistema, quello ambientale in primo luogo.

E’ per questo che con Urban Experience mi sono rimesso in cammino, conversando, esplorando, “con i piedi per terra e la testa nel cloud”.

Conversare può significare “girare insieme” (dal latino “versum”, girare, trovarsi, e “cum”:insieme) ed è questo che facciamo da tempo con i walkabout che si rivelano sempre di più un ottimo modo per apprendere dappertutto, raccogliendo indizi dai paesaggi sia urbani sia rurali, condividendolo nella trasmissione radiofonica nomade.

L’avevamo capito bene già nel 1977 con le passeggiate psicogeografiche degli indiani metropolitani anche se è nel 1988, a Narni, con Silvio Panini della Koinè che con l’uso di una radio FM “pirata” produciamo il primo atto di performing media combinato con un’esplorazione, quella di un castello medievale da far diventare una “rocca cablata”. Il dato cruciale è nel fatto che i walkabout si rivelano come palestre di resilienza urbana, in un’evoluzione delle pratiche di cittadinanza attiva grazie a quel mix di empatia e creatività che li connota.

Il walkabout è un format di performing media in cui conversazioni peripatetiche si combinano con trasmissioni radiofoniche nomadi, per un’esplorazione partecipata.

Una suggestione di fondo è in quella parola inglese che rimanda al viaggio rituale che gli australiani aborigeni intraprendono attraversando a piedi le distese dell’outback, le aree interne più remote che si estendono in quelle semi-desertiche del bush.

Urban Experience gioca con questa definizione, rilanciando così le esplorazioni urbane che coniugano cose semplici come passeggiate e conversazioni con le complessità inedite del Performing Media-storytelling in cui la narrazione partecipata è inscritta nell’azione “aumentata” dall’uso dei media radio e web.

Queste conversazioni nomadi caratterizzate dall’ausilio di smartphone e cuffie collegate ad una radioricevente (whisper radio) permettono di ascoltare le voci dei walking-talking heads e repertori audio predisposti, in un flusso radiofonico che viene, spesso, trasmesso in streaming via webradio e georeferenziato.

Urban Experience è un ambito di progettazione culturale per giocare le città attraverso le pratiche creative del performing media: una condizione abilitante perché la creatività sociale delle reti possa reinventare spazio pubblico tra web e territorio.

Gli ambiti su cui opera vanno dall’urbanistica partecipativa all’educazione ambientale, dal turismo esperienziale alla gestione creativa dei conflitti, dalla cittadinanza educativa per l’“apprendimento dappertutto” e la resilienza urbana alla nuova spettacolarità interattiva e mobile degli happening crossmediali.

Carlo Infante

carlo@urbanexperience.it