Reportage di Maria Concetta Distefano <br>

Ci sono luoghi magici, in Italia, della magia propria delle favole, delle atmosfere d’antan con genii loci che ne supervisionano il benessere e fanno sprigionare energia positiva. È il caso di Bussana Vecchia, il Borgo degli Artisti Internazionali, così “internazionali”, appunto, che, paradossalmente, la loro realtà è più conosciuta all’estero che in Italia…

Dove si trova? A meno di dieci chilometri da Sanremo e vicino ad Arma di Taggia, in provincia di Imperia.

La sua “fisionomia”, per così dire, è, all’apparenza, ferma alle 6,21 del 23 febbraio 1887 quando la prima e più devastante scossa di un terremoto violentissimo distrusse gran parte delle case e delle chiese, anche quella di Sant’Egidio che, seppure priva di tetto, interamente crollato a causa del sisma, è però diventata il “simbolo” del paese. Il terremoto di quel fatidico mercoledì delle Ceneri coinvolse tutta la Liguria di Ponente e fece danni fino in Provenza. A Bussana morirono 55 persone su 820, e fu l’unico paese a dover essere evacuato dopo il sisma.

Subito dopo la calamità, benché la popolazione fosse desiderosa di ampliare e ricostruire il borgo originario, le perizie degli esperti e i dettami dell’autorità le imposero di ricostruire il paese nell’area nota come Capo Marine a tre chilometri più a valle. Fu così che venne posta la prima pietra del Municipio di Bussana (oggi Bussana Nuova o Bussana Mare) nel 1889 e nel 1894 i Bussanesi lasciarono per sempre il vecchio borgo al suo destino.

Ma proprio il suo destino, evidentemente, prevedeva che rinascesse a nuova gloria pur conservando il suo aspetto esteriore di “ghost town”, “città fantasma”, che è anche servita da set a film per il cinema:

Nel link sopra, ad esempio, alcune scene del terzo film dei registi Bruno Forzani e Hélène Cattet «Laissez bronzer les cadavres» (“Lasciate abbronzare i cadaveri”) del 2017, con sfondo la chiesa di Sant’Egidio, scelta per l’unicità della location: la facciata barocca, gli stucchi, gli affreschi, il cielo azzurro dove prima era la volta dell’edificio, crollata di schianto in quell’alba tragica di quel lontano mercoledì delle ceneri del 1887.

“Città fantasma” si diceva, per precisa volontà degli artisti che, dagli anni Sessanta in poi hanno deciso di far rivivere il borgo come comunità artistica tout court, ma nel rispetto di quella scenografia spettrale, autentica, unica nel suo genere che solo le pietre e i ruderi sanno regalare. Infatti, grazie a una sorta di statuto comunitario, gli artisti stessi si sono dati delle regole che prevedono, fra le altre cose, che gli edifici possono essere messi in sicurezza, certo, ma ristrutturati solo all’interno e non all’esterno; che i materiali da privilegiare e usare devono essere pietre, ferro e legno perché quelli in uso nel 1887 (bandita la plastica!), che gli alloggi e gli atelier (circa una ventina oggi quelli attivi) possono essere abitati, anzi vissuti, solo da ARTISTI nel senso più completo del termine e abbracciando diverse forme di creatività che vanno dalla ceramica alla pittura, dall’astrologia alla scultura, dalla creazione di gioielli alla cucina, perché no?

Alla Casaccia, ad esempio, mi dicono che si mangia dell’ottima carne alla brace cotta a regola d’ …arte e innaffiata da certi vermentini liguri che ti riconciliano con la vita!

I laboratori del paese fervono di idee ed esperienze e vi vengono venduti i manufatti delle varie produzioni artistiche senza intermediari. In altre parole non vi sono negozi di souvenir come nei principali luoghi del turismo ma botteghe che espongono e vendono pezzi unici nati dall’ingegno e dalle mani degli artisti del borgo.

Ma chi sono questi artisti? Molti italiani ma tantissimi stranieri. Inglesi, tedeschi, francesi, austriaci ecc. come testimoniano i nomi sulle cassette delle lettere che sono tutte raggruppate all’imbocco del paese.

C’è anche uno Spazio Lab messo a disposizione di artisti estranei al Borgo che vogliono, però, lì esporre le loro opere e per “l’affitto dei locali”, diciamo, devono solo pagare quel che basta per coprire le spese nude e crude di gestione.

Perché esporre a Bussana è un’ambizione di molti? Perché da Bussana Vecchia, soprattutto d’estate, “passa il mondo”, come mi ha detto un’artista, Lorena Bianchini, che ci ha anche omaggiato di un suo racconto/testimonianza sulla sua esperienza di artista “foresta” a Bussana ma anche, ha aggiunto Lorena, “perché di Bussana Vecchia ci si innamora.”

“Bussana opera una magia e diventa subito luogo interiore”, ci ha detto un’altra artista che invece il Borgo lo vive di più, Daniela Gabeto, e “ti senti parte di un qualcosa di meraviglioso, di un’atmosfera magica che non può che sviluppare la tua creatività e ispirarla con continui stimoli.”

Per Livia Ganini, ceramista e creatrice di gioielli in ceramica, è anche un luogo di “splendido isolamento” che non ti impone neanche l’apertura a orari fissi come succede ai negozi normali. I loro sono atelier, aperti al pubblico, certo, ma principalmente luoghi creativi che i visitatori sono invitati a vedere e dove è “bellissimo chiacchierare, in tutte le lingue, sulle opere esposte e dell’arte in generale”.

Ma come appare quindi Bussana Vecchia ai visitatori, ai turisti, ai passanti?

Come si è detto finora appare come un paese appena terremotato, con molte case diroccate, i vicoli stretti con qualche maceria qua e là e innumerevoli gatti che passeggiano lenti fra i chiaroscuri delle ombre e il sole sotto cascate di glicini ed edera, tra agavi maestose e pini centenari e “giardini tra i ruderi”. E all’orizzonte c’è il mare a completare l’idillio del luogo.

Oggi, quando vi si arriva (in macchina o anche a piedi lungo una mulattiera che parte da Bussana Nuova e fa immettere in créuze de mä nelle colline) non si può che rimanere ammaliati.

Al link sotto uno street view di Bussana Vecchia che vi porterà tra i suoi vicoli da percorrere rigorosamente a piedi (le auto si lasciano dabbasso, all’entrata del paese).

Street View tra i vicoli del borgo di Bussana Vecchia

 

Sitografia…

https://viaggi.corriere.it/weekend/bussana-vecchia-borgo-artisti-liguria/

https://www.facebook.com/bussanaresilient

https://www.facebook.com/groups/63975826448/

https://www.youtube.com/watch?v=xkYcdpnCmUU

…e il racconto/testimonianza di Lorena Bianchini

 

“L’ora viola” e “Mare nostrum” di Lorena Bianchini

 

Mocasina (BS) Novembre 2011

 

Sono nata col mare e ogni tanto ho la necessità di farvi ritorno, soprattutto nei momenti di passaggio.

Frequento Bussana Vecchia da quando sono nata, perché il mio mare di Arma di Taggia confina e lo scoglio che li unisce è per me punto di ascolto per quello che ha da dirmi.

Dall’inizio del 2017 mi trovavo nel bel mezzo di un passaggio di vita, come amava dire mia nonna Livia.

A maggio decido di andare ad Arma di Taggia per staccarmi e capire che fine ha fatto la felicità.

La ritrovo intatta per una frazione di secondo davanti alla linea dell’orizzonte.

Cammino in lungo e in largo sulla bellissima ciclopedonale per stancarmi e rinforzarmi.

Essendo appiedata e a piede libero…

Una mattina mi inerpico sui sentieri, di cui mio padre mi ha sempre parlato, che fungono da scorciatoia faticosa verso il Borgo degli Artisti.

Arrivo a Bussana Vecchia che comincia a piovere, mi aggiro per le stradine di ciottoli, seguendo la mia mappa interna. Faccio qualche foto a piccoli particolari e nel frattempo comincio a ideare un sogno che mi porto dentro sin da bambina, quando camminavo tra gli apparenti ruderi, con i miei genitori.

Entro in una bottega di ceramiche e prendo un biglietto da visita.

Rientrando a casa prendo contatto con la ceramista Livia, illustrandole l’idea che mi è balenata. Lei molto gentilmente mi mette in contatto con la ceramista Daniela, che mi illustra la possibilità di esporre nel Borgo all’interno dello spazio LAB tra agosto e settembre.

Naturalmente da brava procrastinatrice, non ho lavori da esporre!

Come sempre mi devo fregare fissando una data e un luogo… detto, fatto.

Ora sono obbligata a rinchiudermi in quella bolla di frenesia e piacere che è per me la pittura.

Per due mesi, passo ogni istante libero tra me e l’acqua. Non mi occupo più di tanto di quello che sta per accadere intorno a me, chi mi ama sa che sono un’isola e rispetta i miei isolamenti creativi.

Mentre dipingo in maniera forsennata agli occhi distratti di qualcuno, neanche mi rendo conto di cosa e quanto sto mettendo al mondo.

 

Mi risveglio giusto in tempo per partire, con un bagaglio di 20 acquarelli a tema marittimo più alcuni di una produzione precedente.

Ecco, partire, il bagaglio, il viaggio, in treno!

La carta è creatura assai delicata, se trattata con l’acqua ancora di più.

Per mediare, faccio delle cornici di cartone.

Adagio le creature marine in una grande scatola che trasporterò in un viaggio fra treni e passaggi in auto da parte di amici del mare a me cari da sempre.

Viste le difficoltà del momento, decido di regalarmi anche la permanenza in uno dei Bed & Breakfast, un po’ per bisogno, un po’ perché me lo merito e un bel po’ perché voglio vedere la Bussana come la vivono gli Artisti Resilienti.

Arrivata nel borgo facendo un bel po’ di rumore col trolley e la borsa delle Dee, vengo accolta dalla Ceramista Daniela. Comincio subito a far ambientare le Creature nello spazio LAB. Sono giuste giuste, ci stanno bene, sembrano fatte apposta per dialogare con i muri vissuti dal tempo.

Faccio i miei primi incontri e conoscenze con chi mi farà compagnia per tutta la permanenza.

Cantastorie, Musicisti, Scultori, Pittrici e Pittori, Creatrici di gioielli, Astrologhe e altre creature fatate.

Li porto tutti dentro di me, alcuni purtroppo se ne sono già andati da questo pianeta bislacco, che considera così poco le Arti.

Per una settimana ho alternato il mare alla mostra, scendendo e risalendo i sentieri. A Bussana o ci arrivi a piedi o in auto… nessuno ha mai attivato un trasporto pubblico, il che la dice lunga.

Una mattina sono stata intercettata dal Pittore Vladimir e dal suo meraviglioso Husky, praticamente due anime separate alla nascita e riunite dallo stesso sguardo.

Un giorno a pranzo sono stata rapita dalla Pittrice Daniela, che mi ha capita in profondità, nonostante i miei silenzi, mentre mangiavo col cuore una pastasciutta preparata ad arte.

Un pomeriggio sono stata benevolmente trascinata da un’Astrologa francese, che voleva mostrarmi il suo terrazzino pieno di “Les cactus”, perché le avevo fatto notare che le case di Bussana mi ricordavano Santa Fe!

Lo stare nel LAB mi ha permesso di osservare i visitatori di Bussana Vecchia che arrivano da tutto il mondo.

 

Riposare in una casa resiliente, grazie alle cure della ceramista Daniela, è stato come vivere nel ventre di una balena, prima di rituffarmi nel mare aperto.

Nutrirmi alla Piazzetta degli Artisti, mi ha permesso di godere di quelle fragranze che solo la Liguria sa donare.

E questi sono solo alcuni degli incontri che ho fatto, ce ne sono molti altri, che vi invito a scoprire.

I nidi che ho avuto l’onore di vedere dall’interno, mi hanno permesso di osservare con il tatto di quanta cura ci sia e ci sia stata nel corso degli anni di resistenza degli artisti, che si sono dati il cambio.

Lascio a chi sa più di me il racconto di chi permane e lotta da tempo per vedersi riconoscere un diritto che secondo me è acquisito da tempo, guadagnato con il proprio lavoro negli atelier, negli spazi abitativi e ovunque nelle stradine. Una forza creatrice ignorata da tempo da chi dovrebbe amministrare.

Auguro a tutti i residenti resilienti di resistere, ora più che mai.

 

Lorena Bianchini un po’ mostra e un po’ pittora, ma a volte un bel po’ sirena