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Ho soggiornato nel Castello di Smolenice, in Slovacchia, nel 2012, ospite di un programma accademico di Literature Across Frontiers, una interessante sperimentazione di traduzione poetica collettiva: un gruppo di poeti di differenti nazionalità e lingue hanno lavorato insieme per un paio di settimane, sforzandosi di capire e tradurre i testi degli altri autori, anche quando si trattava di lingue lontane. Ci siamo aiutati con le lingue veicolari (inglese, francese), con tante e lunghe conversazioni, con reading improvvisati che aggiungevano alla lingua scritta l’emozione della voce dell’autore.

C’era poco campo a Smolenice per il wifi e i cellulari, lavoravamo e vivevamo come (magnifici) reclusi in un’isola di silenzio; ma per fortuna c’era la sera tanto vento che saliva fischiando dai Carpazi e si spingeva in ogni corridoio, in ogni giro di scale, scompigliando la simmetria perfetta del giardino all’italiana con siepi di bosso. Cosa si può desiderare di più per un seminario internazionale di poesia, con autori che scrivono in inglese ma anche in lingue rare come il catalano o l’irlandese o l’hindi? Quando arrivavano le sei si lasciava la sala di lavoro felici come scolaretti, al grido inventato dal poeta scozzese Tom Pow: “It’s beer o’clock“!!!! E’ l’ora della birra in punto!!!!

Tiziana Colusso