“Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’essere umano. I pensatori e le pensatrici e le poetesse e i poeti sono i custodi di questa dimora” [Martin Heidegger, Essere e Tempo]

Questo incipit su Essere e dimora, mi fa pesare all’ordine e alla volonta, il gesto che crea il mondo e che da luce e conoscenza del mondo:domus,domina, donna e domenica, ci volge lo sguardo verso Est, il gesto che genera il sogno e fa del pensiero la luce che prende forma. Per questo le parole sono l’unica espressione del nostro essere e testimone del nostro momento è una illuminazione di noi verso gli altri. L’espatriato è quello che ritorna sempre da un viaggio mentale, la memoria domestica, la memoria linguistica tramandata attraverso le parole, i disegni, le pietre, i lavori artigianali aggiungono luce del nostro essere verso gli altri.

La volontà e il gesto, si uniscce al segno e al suono che trasporta luce all’idea, che è la nostra dimora interiore . La Mattina di Ungaretti, composta da 4 parole “M’illumino di immenso”.L’ anima che accoglie la luce dell’infinito, allora la legge morale sta su di me, si impone su di me, attento processo di selezione e di lavoro sulle parole (si veda ad esempio l’insistenza sui suoni ( – l -, – m -, – n – tre suoni che il bambino emette, questo determina mattino, come metafora della vita nascente voleva far intendere Ungaretti, mentre i suoni /p/ e /b/ , esprimono il pomeriggio, ossia una fase avanzata della vita ) , mi “domina”con la sua luce che mi abita, che ha in me la sua domus, la sua casa. Questa luce è la legge che se-duce e con-duce ci porta insieme e ci orienta la ragione col senso della Bellezza, dello splendore. La ragione che si nutre di questa luce rinvigorisce e ritrova la dimensione est-etica favorendo così l’elevazione spirituale. Bufalino dice: “Imparai a non rubare ascoltando Mozart”. Ecco. La bellezza della musica) dei suoni che dimorano dentro ognuno di noi. L’immagine sinestetica del mondo, che da bianco e nero diventa espressione di colori e di colorazione e che necessita solo di un gesto per diventare storia , per una corrispondenza di amorosi sensi . Il viaggio dantesco è il viaggio della vita, che partendo dall’inferno, ossia dalla parte più buia del nostro essere, la parte scura, non percettibile, non decifrabile arriva e conosce ,incontra, ascolta testimonianze esperienze, fino ad arrivare alla luce del del paradiso, al bianco.

Dante nella sua Divina Commenia chiude le cantiche con questi versi “E quindi uscimmo a riveder le stelle»; Purgatorio: «Puro e disposto a salire alle stelle»; Paradiso: «L’Amor che move il sole e l’altre stelle . Le stelle il punto fisso dell’essere per le persone del passato erano la dimora e l’essenza stessa dell’orientamento umano, che portava la luce dall’interno all’esterno nell’oscurità della notte.

Manuela Cipri

(Università La Sapienza Roma)

le foto sono di opere di Alfonso Lentini